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Lunedì 10 maggio si è presentato in conferenza stampa a Bellinzona il comitato progressista ticinese contro la legge sul CO2. Composto da Partito Comunista, Gioventù Socialista, Gioventù Comunista e Partito Operaio Popolare, il comitato ha presentato di fronte ai media le ragioni per cui – anche da sinistra – si invita a votare NO alla riforma della legge sul CO2 in votazione il prossimo 13 giugno.

No ad una legge antisociale

La nuova legge sul CO2 si fonda su svariate tasse di consumo antisociali (sulla benzina, sull’olio da riscaldamento, ecc.) che peseranno innanzitutto sui ceti medio-bassi, sugli inquilini e sugli abitanti delle regioni periferiche che non sempre hanno accesso ad alternative più ecologiche o non hanno nemmeno la possibilità di sceglierle. Malgrado sia prevista una redistribuzione degli introiti di queste tasse causali, le stime degli stessi promotori della legge divergono notevolmente e non vi sono garanzie di un reale effetto redistributivo sul medio-lungo termine: ciò che è certo è invece che i costi di trasporto e di riscaldamento delle famiglie aumenteranno notevolmente! La riforma della legge non prevede invece alcuna misura a danno dei veri responsabili dell’inquinamento, ovvero le grandi banche, i gruppi industriali e le multinazionali (che producono oltre 20 volte le emissioni di CO2 prodotte annualmente in Svizzera!). Queste possono continuare ad investire nelle energie fossili, a speculare sui certificati che permettono loro di continuare ad inquinare e a provocare disastri ambientali nei paesi in via di sviluppo. Invece di queste tasse antisociali, rivendichiamo una politica fiscale che colpisca i veri responsabili della crisi ambientale, reprimendo gli investimenti nelle energie fossili, la speculazione finanziaria sulle materie prime e le attività industriali inquinanti delle imprese svizzere (in patria come all’estero!).

NO ad una legge liberista

La riforma della legge sul CO2 si basa su un modello di «ecologia di mercato» che ha già dimostrato tutta la sua inefficacia: con qualche tassa e qualche incentivo si crede di poter «orientare» il comportamento dei consumatori, mettendo fine a pratiche distruttive dell’ambiente che sono dettate dagli interessi del grande capitale e della finanza. Così facendo si riuscirà tuttalpiù a dare una “riverniciata” di verde al sistema capitalista, senza rimettere però in causa il meccanismo di accumulazione e di massimizzazione dei profitti che ne è alla base e che ha provocato la drammatica situazione in cui ci troviamo oggi.
Al posto di questa politica liberista, rivendichiamo una pianificazione pubblica della transizione ecologica: dev’essere lo Stato a guidare la «svolta verde», ricostituendo una rete di regie federali che assicuri il servizio pubblico nei settori strategici (trasporti, energia, comunicazioni, ecc.), assicurando una riconversione ecologica e sociale delle attività economiche inquinanti e rendendo gratuiti i trasporti pubblici per tutta la popolazione.

NO ad una legge inefficace

«Meglio una legge ingiusta che nessuna legge»? In realtà sappiamo già ora che la nuova legge sul CO2 non permetterà alla Svizzera di rispettare gli impegni di riduzione delle emissioni assunti con gli accordi di Parigi (come ha confermato lo stesso premio Nobel Jacques Dubouchet!). Approvare oggi questa legge significa consegnare quindi alla destra la possibilità di vincolare tutte le politiche ambientali dei prossimi 10 anni a degli obiettivi largamente insufficienti: la politica agricola, energetica e dei trasporti della Confederazione saranno infatti ricondotte agli obiettivi della legge sul CO2, mancando così ogni possibilità di contribuire realmente a limitare il riscaldamento climatico. Invece di questa «legge-alibi» fatta su misura per il padronato, rivendichiamo una politica climatica più ambiziosa, che tenga conto delle emissioni delle aziende svizzere all’estero e che garantisca una transizione ecologica realmente equa e solidale.

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