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La Gioventù Comunista ha ricevuto l’invito dei Giovani Verdi, diffuso attraverso i maggiori portali di informazione, di non dare seguito alle volontà di sostenere il referendum contro la revisione della legge sul CO2. Bisogna dire che ci sembra quantomeno buffo che un altro movimento si inserisca nel nostro dibattito democratico interno, ma evidentemente altri non la pensano così.

Nel merito dell’oggetto si vede però un minimo di onestà intellettuale. I Giovani Verdi ammettono che il costo della revisione sarà “ripartito in maniera non sempre equa tra i vari gruppi di popolazione” e che “quando si impongono prezzi accresciuti su questi beni sono i ceti meno abbienti e gli abitanti delle periferie e delle zone montane a farne le maggiori spese”. Alla luce di questo fatto non capiamo come i Giovani Verdi intendano sostenere la legge, che andrebbe a svantaggio di chi inquina di meno, non di chi è veramente responsabile nella misura delle 22 volte di emissioni in più. I Giovani Verdi credono inoltre che “la dimensione fortemente incitativa dei provvedimenti previsti, in particolare dell’aumento del prezzo di carburanti e combustibili, sia fondamentale per rendere le alternative ecologiche economicamente attrattive”; purtroppo non considerano che per rendere attrattivo il trasporto pubblico, a parità di salario, non basta aumentare il prezzo della benzina, ma servono investimenti mirati e a lungo termine che effettivamente vadano a rendere accessibile il trasporto pubblico, a cominciare dalla calmierazione dei prezzi.

Capiamo il discorso dell’urgenza di una azione che vada a contrastare le emissioni di CO2, come anche si può capire il discorso del primo passo in questo senso, ma non si capisce come mai si procrastini il lato sociale della faccenda. Si legge infatti: “Si tratta di una problematica reale, che può però essere risolta da una ridistribuzione dei proventi mirata, che vada direttamente o indirettamente a favore soprattutto di questi gruppi”. La Gioventù comunista ricorda che, come più volte ribadito dai movimenti ecologisti e progressisti tutti (anche coloro ai quali stiamo rispondendo), la crisi climatica è anche una crisi sociale; quindi le misure che devono mitigare gli aspetti ambientali dovrebbero anche tenere in considerazione gli aspetti sociali con la stessa urgenza, non rimandare a data da destinarsi i problemi contingenti della popolazione per il contentino ottenuto in parlamento.

La nota dolente, e qui si parla non solo di ingerenze ma di accuse, è quella dove veniamo associati all’UDC, che promuove il referendum per altri motivi. Invitiamo i Giovani Verdi ad analizzare la complessità della realtà e a non fissarsi sulle dicotomie bianco/nero, dove da una parte ci sono i paladini del clima e dall’altra i lobbisti pasciuti con il sigaro in bocca. Abbiamo già espresso le nostre argomentazioni e motivazioni, sulla base di cui abbiamo deciso la posizione da prendere in totale autonomia di giudizio, che sono evidentemente diverse da quelle dell’UDC. E se, effettivamente, “la maggioranza borghese del Parlamento approfitterà della situazione per proporre una versione della legge ancora più «light», sarà la parte del fronte rossoverde che siede in parlamento a dover arginare queste derive, difendendo sempre gli interessi della popolazione e dei più deboli, senza cedere ai contentini.

La Gioventù Comunista quindi ribadisce la sua analisi, svolta coerentemente al proprio metodo politico, e la sua volontà di aderire al referendum contro questa legge antisociale.

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