La Gioventù Comunista (GC) prende atto del fatto che negli ultimi giorni Consiglio Nazionale e Consiglio degli Stati abbiano approvato la nuova legge sulla CO2. La GC da anni lotta per delle politiche che siano più rispettose dell’ambiente e si ritiene dunque felice che fasce sempre maggiori della politica federale si rendano conto di questa necessità. Allo stesso tempo, però, la Gioventù Comunista non perde mai di vista la necessità di non trascurare l’aspetto sociale delle politiche ecologiste.

Se alcune misure della nuova legge sulla CO2 vanno in una giusta direzione, come la decisione di investire in una sorta di fondo di ricerca sul cambiamento climatico (misura proposta per altro a livello cantonale dal Partito Comunista), la Gioventù Comunista ci tiene però a ribadire che delle misure come l’aumento del prezzo della benzina e l’inserimento di una tassa sui biglietti aerei sono fortemente antisociali. Per quanto riguarda il costo della benzina, anche se questa misura ridurrà probabilmente l’impatto ambientale, essa andrà infatti a pesare soltanto sulle spalle dei comuni cittadini e dei lavoratori. Questi spesso si trovano obbligati a preferire il mezzo privato a quello pubblico, a causa dello scarso servizio di quest’ultimo e dei suoi costi esorbitanti e per nulla sostenibili per chi fatica ad arrivare alla fine del mese. Anche la tassa sui biglietti aerei, poi, ricade per lo più sulle spalle delle classi meno abbienti: se una persona benestante potrà continuare a viaggiare senza nessun problema, un semplice cittadino faticherà maggiormente, dato che anche l’alternativa ferroviaria, ben più ecologica, presenta dei costi troppo alti.

La Gioventù Comunista si pone dunque critica nei confronti di queste due misure, in quanto sfavoriscono soltanto la popolazione del ceto medio-basso e non aiutano a risolvere il problema alla radice. I responsabili della maggior parte dell’inquinamento, come la piazza finanziaria elvetica (che ha un impatto in termini di emissioni di CO2 pari a 22 volte quello delle emissioni domestiche prodotte in Svizzera) possono continuare a inquinare indisturbati e il comune cittadino ne dovrà pagare, in tutti i sensi, le conseguenze.

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