La votazione sulla legge sulla caccia dello scorso 27 settembre non ha risolto alcunché, anzi ha mostrato una notevole e sempre più grande spaccatura tra città e campagna/montagna: la preoccupazione in un Cantone alpino come il Ticino, dove sussiste ancora un’agricoltura di montagna forte, è dimostrata dall’accoglienza della proposta di legge dal 51% dei votanti. Siamo perciò convinti che non si possa ignorare questo dato e sia necessario dare delle risposte concrete e concertate con gli attori che vivono il territorio ogni giorno. Urge un ripensamento degli strumenti di controllo dei grandi predatori e delle popolazioni di ungulati che mettono sempre più in difficoltà l’agricoltura di montagna e di pianura come anche la viticoltura. Al fine di elaborare strumenti efficaci siamo convinti che il Dipartimento del Territorio debba collaborare più strettamente con il Dipartimento Finanze ed Economia, e nello specifico la Sezione dell’agricoltura, e elaborare processi partecipativi per includere tutti gli attori.

Il nostro rapporto con la natura è una questione molto complessa, che in maniera estremamente riduttiva porta ad istituire la legge sul CO2, facendola passare per una conquista, oppure definire il lupo come priorità rispetto alle economie rurali e periferiche. Da qualche parte è mancata una riflessione più profonda e non si è prestato abbastanza attenzione, nonché sostegno, alla testimonianza di chi ogni giorno vive a contatto con la natura e il territorio. Perché se lavoriamo in un cantiere o al tavolo di una scrivania, difficilmente possiamo conoscere i ritmi, le avversità, le sfide, i pericoli, le incertezze che la natura regolarmente impone a chi ne ha fatto un mestiere e una passione: agricoltori/agricoltrici, selvicoltori/selvicoltrici, cacciatori/cacciatrici, pescatori/pescatrici, ecc.

Culturalmente si cita in modo antitetico natura e civiltà: selvaggio può sovrapporsi a incivile o inurbano. Le leggi della natura sono per definizioni ineguali, nella giungla vince il più forte, allo stato brado non vi è posto per i più deboli, disabili e malati, essi sono destinati a morire. In questo magnifico caos l’essere umano è l’unico animale che si pone quale obiettivo la giustizia sociale. Con troppa facilità il popolo svizzero si sta sbarazzando di un sapere molto antico insito nelle pratiche della pesca, della caccia e dell’agricoltura, noi ci vogliamo battere affinché gli abitanti di città e valli mantengano e acquisiscano una profonda conoscenza e coscienza del proprio territorio, della sua storia, della sua cultura e della sua economia; questo per noi è rispetto della natura.

Dopo questa divagazione, tesa però a rimettere i buoi davanti al carro e non viceversa come purtroppo assistiamo con troppa superficialità negli ultimi tempi un po’ confusi, chiediamo al governo:

  1. Sono reputati sufficienti i mezzi messi a disposizione negli ultimi anni per controllare e limitare le popolazioni selvatiche? Le agricoltrici e gli agricoltori sono ormai sconfortati per le ripercussioni sulla motivazione e sul reddito causate dai danni della predazione del lupo e sul raccolto da ungulati, corvi e cornacchie; l’amarezza è così tanta e diffusa che spesso si rinuncia a denunciare questi danni, riponendo poche speranze nelle indennità e nella capacità d’intervento.
  2. Quale strategia si potrebbe attuare per fattivamente migliorare la situazione, anche a favore dei patriziati che vedono distrutti i loro pascoli dai cinghiali?
  3. Riconosciuta la sensibilità dei Dipartimenti coinvolti per l’ambiente e l’ecologia, perché la regolamentazione della caccia non è adattata all’andamento delle temperature e delle precipitazioni sempre più oscillanti a causa del cambiamento climatico? La situazione attuale infatti prevede che i periodi di caccia siano stabiliti con un certo anticipo a tavolino.
  4. In che modo è promosso nei Dipartimenti lo spirito di apertura, di dialogo e di collaborazione? In modo particolare allo scopo di trovare soluzioni pragmatiche con gli interlocutori e le interlocutrici del mondo della caccia, della pesca e dell’agricoltura.
  5. In quale misura le capacità di mediare con la società civile e i suoi portatori d’interessi di diversa natura sono state prese in conto nelle recenti nomine dei funzionari chiave dei Dipartimenti più toccati dal tema in oggetto?
  • Lea Ferrari (Partito Comunista)
  • Sem Genini (Lega dei Ticinesi)
  • Giacomo Garzoli (Partito Liberale Radicale)
  • Aron Piezzi (Partito Liberale Radicale)
  • Sabrina Gendotti (Partito Popolare Democratico)
CONDIVIDI