La crisi economica derivante dall’emergenza sanitaria da Coronavirus sta mettendo in ginocchio le micro-imprese (da 1 a 9 lavoratori).
I 60 miliardi di franchi, sotto forma di fideiussione, decisi dal Consiglio Federale aiutano semmai le medie e le grandi imprese, ma sono inadatte agli attori più piccoli: molte micro-imprese, infatti, non posso accettare un prestito, nemmeno a tasso zero, perché prevedono già ora che non riusciranno a restituirlo. Ne consegue un forte rischio di chiusura di molte realtà aziendali su cui si basa il tessuro economico cantonale: artigiani, aziende famigliari, ecc.
Nel contempo, allo scopo di elargire più velocemente tali aiuti, il Consiglio Federale ha deciso di non condizionarli a garanzie di adempimento dei criteri sociali, aprendo le porte anche a potenziali abusi.
Chiediamo al Consiglio di Stato:

1) Sono previsti aiuti mirati alle micro-imprese ticinesi, con particolare riguardo a coloro che – per l’impossibilità di restituire il debito – non faranno capo alle fideiussioni sancite dal governo federale?

2) Come valuta il CdS la possibilità di concedere prestiti a tassi negativi oppure contributi a fondo perso, eventualmente istituendo un fondo pubblico, per le micro-imprese ticinesi?
 

3) Come valuta il CdS la possibilità di elargire i contributi in modo mirato e vincolato a criteri sociali?

Massimiliano Ay e Lea Ferrari, deputati del Partito Comunista

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