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La presa di posizione di AITI – attraverso il suo presidente Fabio Regazzi – tesa a ulteriormente ritardare l’introduzione del salario minimo legale in Ticino è semplicemente sconcertante.

In un mercato del lavoro contrassegnato da una brutale messa in concorrenza dei lavoratori e da abusi dilaganti l’introduzione di un salario minimo legale finalizzato a contrastare il dumping e la pressione sui salari dovrebbe rappresentare una delle assolute priorità della classe politica.

Il dibattito sul salario minimo sta assumendo contorni oggettivamente indecorosi. Sono oramai passati 6 anni dal lancio dell’iniziativa, 4 dalla sua approvazione in votazione popolare, 2 dalla pubblicazione della sentenza del Tribunale federale che conferma che il salario minimo è compatibile con il quadro legale, e nulla si muove.

Dopo che il Governo ha presentato una proposta di salario minimo attorno ai 3’000 franchi mensili – addirittura inferiore ai livelli delle prestazioni sociali, che svilisce il valore del lavoro e creerebbe una sorta di dumping di Stato – i nostri politicanti si sono rifiutati di portare la proposta all’attenzione del Parlamento. Questi personaggi non hanno nemmeno il coraggio delle proprie azioni. Malgrado una solida maggioranza difenda la proposta del Governo, nessuno ha ritenuto opportuno discuterne nel periodo elettorale. E probabilmente il tutto verrà ritardato ancora a dopo le Elezioni Federali di ottobre. E intanto migliaia di persone stentano ad arrivare alla fine del mese e devono ricorrere agli aiuti sociali.

Mentre la maggioranza della classe politica mette la testa sotto la sabbia, l’Associazione degli industriali, presieduta dal Consigliere nazionale PPD Fabio Regazzi, fa addirittura peggio chiedendo ulteriori accertamenti e approfondimenti alla Commissione della Gestione del nostro Parlamento. Lo scopo della missiva degli industriali è chiaro: gettare fumo negli occhi delle persone, istillare il dubbio che il salario minimo nuocerebbe alle lavoratrici e ai lavoratori e ritardarne ulteriormente la sua introduzione.

Una situazione davvero triste, che si commenta da sola e che ben evidenzia come politici e padroni siano interessati a difendere i loro interessi di bottega (ma chiamiamoli pure interessi di classe!) piuttosto che risolvere le problematiche delle persone che vengono spinte sempre più ai margini della nostra società. E intanto il nostro mercato del lavoro si è trasformato in una giungla, nella quale dilagano abusi sempre più gravi, il dumping galoppa e i nostri giovani sono costretti ad emigrare Oltralpe per trovare uno sbocco professionale.

Il tempo delle chiacchiere è terminato. C’è bisogno di un deciso cambio di passo, c’è bisogno di una sinistra e di un’opposizione forte che faccia crescere il seme della solidarietà e della giustizia sociale e che fronteggi a muso duro questi politicanti e questi rappresentanti del padronato che ci stanno portando alla deriva.

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