Elezioni 2023 – I Comunisti ci saranno, nel solco della storia del Partito del Lavoro!

Dichiarazione della Direzione del Partito Comunista sul processo di avvicinamento alle elezioni cantonali ticinesi dell'aprile 2023

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A ulteriore dimostrazione della vocazione unitaria e del senso di responsabilità del Partito Comunista, non solo non avevamo escluso la possibilità di un’alleanza trasversale che potesse raggruppare le diverse sensibilità esistenti a sinistra, ma addirittura già a giugno dell’anno scorso avevamo incontrato il Partito Socialista (PS) per discutere anche di questa possibilità. Così non sarà; e come già fu il caso alle scorse elezioni cantonali del 2019, non per nostra responsabilità.

Abbiamo preso atto, infatti, che i vertici cantonali di PS e Verdi, rispetto ai temi politici concreti che ci vedono alleati a livello cantonale e comunale ma non solo, antepongono temi divisivi di politica internazionale. Ci è stato così comunicato che, visto che in particolare i mass-media potrebbero problematizzare l’attuale risoluta e coerente posizione del nostro Partito contro l’UE e la NATO, ecco che PS e Verdi preferiscono non correre rischi ed escludere a priori una collaborazione elettorale. Posto che il Partito Comunista ha sempre ricercato la più ampia unità d’azione a sinistra e non si fa dettare l’agenda da nessun altro all’infuori dei suoi membri e dell’interesse collettivo dei lavoratori: ne prendiamo atto!

Ci domandiamo comunque se i mass-media sorvoleranno sulle non marginali divergenze emerse negli ultimi mesi tra PS e Verdi a livello cantonale, basti pensare a tematiche dirimenti per i lavoratori e le classi popolari come il salario minimo (dove i Verdi hanno di fatto boicottato la raccolta firme della sinistra), all’abolizione dei livelli alla scuola media (dove i Verdi hanno ritirato la propria adesione all’iniziativa popolare sempre della sinistra) e la campagna contro il decreto Morisoli (dove i Verdi hanno letteralmente frenato la raccolta firme dei referendisti).
 

Il nostro Partito – erede della tradizione più viva del socialismo ticinese e in particolare del Partito del Lavoro di Pietro Monetti – non è certamente disposto a scendere a compromessi contrari alla nostra identità e alla nostra coerente posizione a favore della neutralità svizzera. Le alleanze – lo abbiamo sempre detto – si fanno nel rispetto delle reciproche differenze e nella garanzia del principio di non ingerenza nelle discussioni interne agli altri Partiti e nella valorizzazione delle priorità politiche condivise.

L’ultima seduta del nostro Comitato Centrale ha ribadito che il Partito Comunista è pronto a correre anche da solo e, in quest’ottica, già sin d’ora i militanti sono stati attivati con i preparativi del caso. Lo abbiamo fatto 3 anni fa, con il risultato di raddoppiare la nostra rappresentanza parlamentare: lo possiamo fare anche oggi, consci che in questi ultimi anni il PC si è consolidato sia dentro sia fuori le istituzioni, attraverso un approccio che abbiamo definito di “opposizione propositiva”, la quale ha consentito non solo di riunire nel Partito generazioni diverse (dai molti ragazzi e ragazze che militano nel nostro movimento giovanile ai compagni che provengono dall’esperienza storica del Partito del Lavoro), ma anche di ottenere importanti conquiste per i lavoratori, per chi è senza lavoro, senza scordarsi degli agricoltori e degli studenti.

Allo stesso tempo, al nostro interno, è emersa anche la consapevolezza che spetta a noi, al nostro Partito, un compito di responsabilità e cioè quello di provare a ricompattare verso un indirizzo comune i comunisti ticinesi oggi diversamente collocati. A questo scopo poniamo tre principi chiave su cui costruire un rinnovato approccio unitario della sinistra di classe e rivoluzionaria:

    1. l’opposizione chiara e netta all’imperialismo atlantico, all’UE e alla NATO
    2. la centralità del lavoro (compreso quello agricolo!) nella società e dei diritti sociali
    3. la lotta per un’ecologia sociale, che metta al centro il ruolo dello Stato!
È in quest’ottica che siamo felici di potervi comunicare che abbiamo intensificato un dialogo costruttivo con il Partito Operaio e Popolare (POP), con il quale abbiamo condiviso nel recente passato diverse battaglie, fra le quali, ricordiamo: la condanna contro le condizioni di lavoro precarie dei corrieri presso Divoora e DPD, l’opposizione alla Nuova legge sul CO2 che voleva far pagare alle classi popolari il prezzo della transizione ecologica, fino alla recente mobilitazione contro il Summit neo-colonialista sull’Ucraina a Lugano. E altre sicuramente seguiranno…
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