A fine luglio si è svolta una visita di cortesia del nostro compagno Stefano Araujo, membro del Comitato Centrale, alla sede nazionale del Partito Comunista Portoghese (PCP) a Lisbona per uno scambio di opinioni con il compagno Luis Carapinha del Dipartimento delle relazioni internazionali del Comitato Centrale del PCP. Dopo un aggiornamento sulle nostre ultime attività e, in particolare, la lotta contro la nuova Legge sul CO2 da noi considerata anti-sociale e la necessità di opporci ai nuovi aerei militari americani F-35 che l’esercito svizzero vuole acquistare, i due delegati hanno discusso sull’evoluzione dell’emergenza pandemica convergendo sulla preoccupazione che i grandi gruppi economici crescono come non mai, mentre a pagare dazio sono le PMI e i lavoratori.

Il certificato COVID e la classe operaia

I comunisti portoghesi sono preoccupati per l’utilizzo troppo disinvolto dello “stato di emergenza” con cui il governo di Lisbona ha affrontato la crisi sanitaria: questo strumento nel quadro legale odierno risulta limitante per l’attività democratica di partiti, movimento e sindacati. Più che con restrizioni varie, il Partito Comunista Portoghese vede come modo per uscire dalla pandemia: investimenti massicci nella sanità pubblica, test di massa e un’accelerazione della campagna vaccinale. Su quest’ultimo aspetto tuttavia – come peraltro espresso nel nostro Partito relativamente alla situazione svizzera – i compagni portoghesi auspicano che l’Unione Europea riconosca anche i vaccini “alternativi”, cioè quelli russi, cinesi e cubani, finendola così con il vincolo di dipendenza dalle multinazionali farmaceutiche occidentali. Il Partito Comunista Portoghese, consapevole delle difficoltà dei lavoratori indipendenti e delle piccole aziende, si è espresso contro l’utilizzo del certificato COVID nella ristorazione e in alcune attività economiche.

Ancorare il Partito sui posti di lavoro

Nell’ottica delle celebrazioni dei 100 anni del PCP, i comunisti portoghesi si stanno impegnando nel rafforzare l’organizzazione del Partito, anche perché il grande capitale sta fomentando una campagna anti-comunista a tutto vantaggio di nascenti sigle dell’estrema destra: la borghesia liberale, insomma, non si fa problemi a favorire i fascisti pur di frenare l’avanzata dei comunisti. Una delle sfide sul piano organizzativo è quella di ancorare il Partito nei posti di lavoro creando un centinaio di cellule produttive e rafforzando il legame fra il PCP e il sindacato di classe di riferimento, la CGTP-IN.

Il rapporto con la socialdemocrazia

La politica di compromesso che guarda a destra del Partito Socialista portoghese continua, ma il PCP agisce pragmaticamente analizzando proposta per proposta. In occasione del voto sull’ultimo Preventivo dello Stato i comunisti si sono astenuti, riconoscendo alcune utili per quanto timide misure in ambito sociale ed evitando una inutile crisi istituzionale che avrebbe potuto portare alle dimissioni del governo socialdemocratico. Per contro il “Blocco di Sinistra”, coalizione massimalista in cui sono organizzati i trotzkisti, ha bocciato i conti noncurante di questo rischio.

Ci si è ripromessi di incontrarci in settembre per fare di nuovo il punto della situazione sulle relazioni fra i nostri due Partiti nell’ambito della Festa dell’Avante a cui assisteremo con una piccola delegazione.

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