Lo scorso 9 febbraio, il Partito Comunista aveva sostenuto la nuova legge contro le discriminazioni nei confronti delle persone LGBTIQ+. Alcune testimonianze raccolte nel frattempo hanno però sollevato un grave problema di fondo, persistente e che tocca una gran parte di coloro che decidono di cambiare sesso, e cioè la discriminazione indiretta sul posto di lavoro. La questione quindi non riguarda solo i pur importanti diritti civili delle persone transessuali, ma anche i diritti sociali della classe lavoratrice.

Come Partito Comunista abbiamo la fortuna di conoscere una situazione di avanguardia che vige in un paese a noi caro: a Cuba, isola socialista spesso ingiustamente accusata di omofobia e transfobia, Mariela Castro Espin, deputata al parlamento (oltre che figlia di Raul Castro Ruz, già capo dello Stato e attuale Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba) dirige il Centro Nacional de Educación Sexual de Cuba (Cenesex) e grazie al suo impegno dal 2014 è stata introdotta la non discriminazione per genere e orientamento sessuale anche nel Codice del Lavoro.

Con una mozione al Granconsiglio i nostri deputati Lea Ferrari e Massimiliano Ay chiedono ora di realizzare anche nel Canton Ticino, con il coinvolgimento dei sindacati operai e delle associazioni attive nell’ambito della lotta alle discriminazioni e per i diritti delle persone transessuali (come ad esempio «Imbarco Immediato»), un servizio di sostegno e un fondo d’integrazione ai lavoratori e alle lavoratrici transessuali durante tutto il percorso di cambiamento di identità affinché non debbano perdere il proprio posto di lavoro, mantenendo anzi le proprie funzioni; non debbano trasferirsi altrove e non debbano lavorare in condizioni d’illegalità o di sfruttamento, come purtroppo a volte accade.

diritto-al-lavoro (1)
CONDIVIDI