Si è svolta mercoledì 28 marzo 2019 a Lugano una riunione bilaterale fra il nostro Partito e il Partito Comunista del Venezuela (PCV) rappresentato dal compagno Carolus Wimmer, segretario delle relazioni internazionali del Comitato Centrale del PCV. E’ il secondo incontro di questo genere che si svolge nel giro di pochi mesi fra i due partiti, proprio perché il Venezuela è oggi al centro degli attacchi dell’imperialismo atlantico e l’evoluzione della situazione necessita un aggiornamento continuo, anche per comprendere le difficoltà che come comunisti veniamo confrontati.

Ad accogliere Carolus Wimmer è stato il segretario politico del nostro Partito e deputato al parlamento ticinese, Massimiliano Ay, da anni impegnato anche nell’associazione ALBA-SUIZA di solidarietà con la Rivoluzione bolivariana. Ha fatto gli onori di casa il consigliere comunale di Lugano Edoardo Cappelletti, membro della Direzione del Partito. Presenti anche Amos Speranza, membro del nostro Comitato Centrale e Samuel Iembo, coordinatore della Gioventù Comunista.

Con il PCV ci siamo trovati concordi nell’importanza di orientarci in una prospettiva scientifica senza cioè vendere illusioni alla popolazione: in Venezuela vi sono problemi seri nel processo rivoluzionario che vanno affrontati e colmati, senza però demonizzare le forze progressiste e sapendo cogliere il problema di fondo: quella che sta vivendo il paese latinoamericano è una crisi del capitalismo in quanto la maggioranza dell’economia venezuelana resta a tutt’oggi privata e in mano all’oligarchia.

Nell’analisi del PCV vi sono sì difficoltà enormi sul piano economico, ma non esiste una crisi umanitaria nel Paese come vorrebbe far credere invece il presidente statunitense Donald Trump per giustificare un intervento armato; e certamente non si muore di fame. L’economia venezuelana è vittima di un pesante embargo e di atti di sabotaggio molto gravi per impedire che il Paese conquisti la propria sovranità. Vi è una forte tenuta da parte delle forze armate: esse sono state formate non solo in un’ottica patriottica, ma soprattutto nell’ideale di Simon Bolivar orientato verso l’integrazione latinoamericana e le ingerenze statunitensi vengono dunque mal tollerate anche dagli ufficiali. Lo stesso si può dire della popolazione, la cui coscienza politica dall’inizio della Rivoluzione bolivariana nel 1998 si è molto elevata. Il PCV sta attualmente sostenendo il governo di Nicolas Maduro, ma lo fa criticamente perché ritiene che occorra lavorare con maggiore forza contro la corruzione e intensificare la Rivoluzione a favore della classe operaia, piuttosto che cercare accordi con settori della borghesia.

Il compagno Carolus Wimmer, in piena sintonia con le analisi del nostro Partito, ha spiegato come la contraddizione primaria nell’attuale fase storica sia quella fra Stato nazionale (con la sua integrità territoriale) e imperialismo (il Venezuela non deve quindi diventare una nuova Yugoslavia o una nuova Libia). Accanto a tale contraddizione continua naturalmente il conflitto fra capitale e lavoro. La Rivoluzione bolivariana è ancora quindi un processo di liberazione nazionale prima che di costruzione del socialismo e come tale va valutata. In tal senso occorre intensificare il lavoro di cooperazione non solo fra i nostri due partiti, ma anche migliorare le relazioni fra i movimenti per la pace dei vari paesi (in Venezuela è il Comitato di Solidarietà Internazionale  – COSI) visto che la minaccia militare e il terrorismo restano ancora preoccupanti.

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