{"id":9158,"date":"2025-10-26T18:59:21","date_gmt":"2025-10-26T18:59:21","guid":{"rendered":"https:\/\/new.partitocomunista.ch\/?p=9158"},"modified":"2026-04-11T19:06:37","modified_gmt":"2026-04-11T19:06:37","slug":"multipolarismo-non-solo-un-progetto-ma-una-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.partitocomunista.ch\/?p=9158","title":{"rendered":"Multipolarismo: non solo un progetto, ma una realt\u00e0!"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La transizione al multipolarismo: un destino incontrovertibile<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Mentre i nostri media iniziano lentamente a parlare solo oggi di \u201cun nuovo mondo\u201d riferendosi al crescente prestigio economico e politico di paesi come Cina, Russia, Vietnam, Brasile, eccetera, la Giovent\u00f9 Comunista porta avanti con coerenza un\u2019analisi elaborata con grande anticipo e lungimiranza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il declino dell\u2019imperialismo atlantico \u00e8 ormai una realt\u00e0 innegabile ed il riaccendersi del conflitto in Ucraina ha evidenziato i complessi di superiorit\u00e0 di UE e NATO, che si sono poi tradotti in un\u2019evidente debolezza economica e militare rispetto alla Russia. Per aggrapparsi ai suoi residui di potere, il blocco euroatlantico ha sostenuto politiche violente e guerrafondaie sfociate nella corsa al riarmo, nel genocidio del popolo palestinese e nelle minacce ai paesi emergenti in America Latina, Asia e Africa.<\/p>\n\n\n\n<p>Gran parte del resto del mondo ha risposto con la creazione e la consolidazione di alleanze politiche economiche compatibili con lo sforzo di difendere la propria sovranit\u00e0 ed indipendenza dalle ingerenze occidentali. Dai BRICS in procinto di accogliere sempre pi\u00f9 stati membri, all\u2019affermarsi dell\u2019Unione Economica Euroasiatica, passando per la nuova Via della Seta. La configurazione di un mondo multipolare di pace, nel quale varie potenze convivono in collaborazione economica e politica nelle rispettive regioni di influenza, appare oggi molto pi\u00f9 vicina rispetto ad una decina di anni fa, se non addirittura una vera e propria realt\u00e0 sotto alcuni aspetti. Il crescente autoritarismo e militarismo delle societ\u00e0 occidentali sottolinea una consapevolezza da parte delle \u00e9lite occidentali: il loro violento dominio imperialista \u00e8 in pericolo. Di fatti, dal punto di vista economico, i paesi BRICS costituiscono ormai quasi la met\u00e0 del PIL globale. Contemporaneamente, le inutili e controproducenti sanzioni imposte alla Russia si sono rivelate un auto-sabotaggio da parte dei paesi europei, i quali sono caduti nell\u2019isolazionismo internazionale e nella dipendenza energetica e militare dell\u2019alleato-padrone statunitense. Chi doveva rimanere solo ed isolato si rafforza oggi grazie al supporto di Cina, India, Corea del Nord, Sud Africa e tutta una serie di altri paesi con una crescita economica vertiginosa, al contrario del decadente mercato dell\u2019Unione Europea nel quale una certa \u201csinistra\u201d ed una classe borghese atlantista vorrebbe farci integrare.<\/p>\n\n\n\n<p>Consolidamento di collaborazioni internazionali fra paesi emergenti, \u00e9lite dominanti isolate e dinamiche di crescita economica rispettivamente positive e stagnanti: elementi che allineati rendono il multipolarismo una realt\u00e0 globale gi\u00e0 effettiva, seppur in una fase di transizione nella quale il rischio di un conflitto globale, spinto e alimentato da mosse disperate di UE e NATO, \u00e8 sempre dietro l\u2019angolo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>I protagonisti spesso dimenticati: l\u2019Africa<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Le giuste e lungimiranti analisi che negli ultimi anni abbiamo elaborato di fronte alla transizione al multipolarismo si sono molto concentrate su coloro che guidano il campo di paesi emergenti, ed in particolare la Cina. \u00c8 per\u00f2 anche fondamentale non dimenticare le numerose nazioni che nel futuro prossimo hanno un potenziale di crescita enorme sotto diversi punti di vista. Molte di queste si collocano in un continente di cui si parla straordinariamente poco: l\u2019Africa. Menzionarla unicamente in riferimento al Sudafrica, membro fondatore dei BRICS, sarebbe infatti estremamente riduttivo. Paesi come la Nigeria, l\u2019Etiopia, il Burkina Faso, il Mozambico e altri sono solo le avanguardie di una realt\u00e0 continentale che vede una crescita demografica imponente e, con essa, un\u2019emancipazione politica ed economica dai retaggi del colonialismo euroatlantico. Emblematico di questa emancipazione \u00e8 il Burkina Faso, il cui leader Ibrahim Traor\u00e8 sta seguendo le orme del rivoluzionario marxista Thomas Sankara. Le sue riforme di innovazione, sovranit\u00e0 e redistribuzione non sono chiaramente ben viste da tutte quelle forze come gli Stati Uniti, l\u2019UE e la NATO che per anni hanno potuto sfruttare le risorse minerarie del Burkina Faso. In questo senso, l\u2019ingresso del Paese nel nuovo panorama di un mondo multipolare e la costruzione di alleanze \u00e8 un passo chiave nella politica estera del governo di Traor\u00e9. Dopo essersi distinto per la costruzione dell\u2019Alleanza del Sahel con Mali e Niger, il Burkina Faso \u00e8 diventato un punto di riferimento per il consolidamento del multipolarismo nel continente africano, il che gli ha permesso di intraprendere relazioni importanti con Cina, Russia e in generale con i Paesi BRICS. Le relazioni con quest\u2019ultima organizzazione stanno infatti subendo una decisiva intensificazione, ad esempio con la firma del memorandum d\u2019intesa con i BRICS nel 2023, grazie alla quale la cooperazione sar\u00e0 capillarizzata in diversi settori dell\u2019economia, della salute, dell\u2019istruzione, dell\u2019industria, delle risorse minerarie, eccetera.<br>Il percorso fatto dal Burkina Faso in un periodo di tempo cos\u00ec breve ci d\u00e0 un\u2019opportunit\u00e0 di analisi enorme per quanto riguarda la transizione globale al multipolarismo. Spesso e volentieri si tende a dimenticare il potenziale che il continente africano ha nella costruzione di questo nuovo assetto geopolitico. \u00c8 chiaro che la strabiliante crescita della Cina o, d\u2019altra parte, le continue minacce di aggressione imperialista alle numerose realt\u00e0 socialiste dell\u2019America Latina, da Cuba alla Bolivia, passando per il Venezuela, ma anche solo pensando all\u2019orlo dell\u2019abisso bellico in cui ci troviamo in Europa, spesso manca il tempo per udire quel rumore impercettibile di una foresta multipolare che cresce in Africa. Tuttavia, ogni giorno avvengono piccoli e grandi fatti sia in Burkina Faso che nei Paesi che alla sua rivoluzione si ispirano; e sono proprio questi piccoli fatti che, uniti in un contesto vario e complesso come questo, costituiscono la base per il progressivo declino del neocolonialismo europeo e la nascita di un nuovo mondo basato su pace, cooperazione e giustizia. Un percorso sicuramente tortuoso a tratti e ricco di sfide, ma che mostra una tendenza chiara ed incontrovertibile.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Cambio di analisi per un mondo che cambia<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>La transizione ad un nuovo assetto geopolitico comporta anche un cambiamento di paradigma nelle nostre analisi internazionali. Se nel bipolarismo fra USA ed URSS la distinzione veniva fatta fra paesi fra paesi capitalisti a paesi socialisti o di ispirazione socialista, nel nuovo mondo multipolare al quale ci stiamo affacciando \u00e8 necessario categorizzare i vari protagonisti del contesto internazionale sulla base di nuove distinzioni. Gettare nel calderone dell\u2019imperialismo capitalista paesi come Stati Uniti, Russia, India o addirittura la Cina solo perch\u00e9 nel loro mercato sono presenti settori privati causa un offuscamento totale dell\u2019analisi della nostra realt\u00e0 della quale gran parte della sinistra nostrana ed europea \u00e8 vittima. Il dato da riconoscere oggi \u00e8 che se il multipolarismo si sta effettivamente realizzando \u00e8 perch\u00e9 entit\u00e0 statali con diversi sistemi di mercato sono riusciti a collaborare contro l\u2019egemonia euroatlantica. La differenza essenziale fra questi paesi emergenti e l\u2019occidente in declino non risiede nella propriet\u00e0 dei mezzi di produzione, ma su chi ha effettivamente in mano la sovranit\u00e0 nazionale. Nei paesi che ancora tentano di mantenere il loro potere unipolare la politica non la fa pi\u00f9 n\u00e9 il popolo n\u00e9 le istituzioni che dovrebbero rappresentarlo, ma il capitale ed i suoi interessi. Al contrario, nei paesi che comporranno il nuovo mondo la politica la fanno i politici, la fa il popolo, e non i capitalisti! A dipendenza delle peculiarit\u00e0 di ogni stato, ci\u00f2 non esclude la presenza della libert\u00e0 di mercato, ma ne limita l\u2019influenza e la orienta non a favore dei profitti di pochi ma agli interessi della nazione nella sua collettivit\u00e0. Questa \u00e8 la differenza fondamentale che distingue un\u2019entit\u00e0 liberista ed irriformabile come l\u2019Unione Europea dai paesi BRICS: sovranit\u00e0 del capitale contro sovranit\u00e0 popolare. Alla luce dell\u2019analisi esposta al punto precedente, nella quale si evidenza come il primo gruppo di paesi sia in declino mentre il secondo sia in ascesa, \u00e8 evidente che la difesa della sovranit\u00e0 popolare debba essere una priorit\u00e0 anche nel nostro contesto nazionale, quello svizzero. In questo senso, la difesa della neutralit\u00e0 continua a rappresentare un cardine del nostro programma politico. Dalla neutralit\u00e0 deriva la sovranit\u00e0 popolare, la quale \u00e8 messa continuamente in discussione dai nuovi accordi quadri che il nostro governo intende firmare con l\u2019UE. Una neutralit\u00e0 che ci permetta poi di parlare con tutti, e specialmente con chi rappresenta oggi un\u2019alternativa nuova ad un blocco imperialista che altro non fa se non causare guerre e genocidi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Alla luce di quanto esposto, la Giovent\u00f9 Comunista si impegna a consolidare e sviluppare le analisi descritte e a seguire la linea politica che ne deriva, esponendo entrambe al 25<sup>esimo<\/sup> Congresso del Partito Comunista con una versione riadattata della presente risoluzione.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 nostro interesse intensificare le nostre relazioni bilaterali con movimenti politici dei paesi emergenti, intraprendendone di nuove con le realt\u00e0 finora poco esplorate come quelle del continente africano.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Infine, invitiamo il DECS a promuovere i gemellaggi con realt\u00e0 studentesche e giovanili dei paesi emergenti, in accordo con il sindacato studentesco e le assemblee scolastiche.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La transizione al multipolarismo: un destino incontrovertibile Mentre i nostri media iniziano lentamente a parlare solo oggi di \u201cun nuovo mondo\u201d riferendosi al crescente prestigio economico e politico di paesi come Cina, Russia, Vietnam, Brasile, eccetera, la Giovent\u00f9 Comunista porta avanti con coerenza un\u2019analisi elaborata con grande anticipo e lungimiranza. 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