{"id":8523,"date":"2026-02-27T18:22:05","date_gmt":"2026-02-27T18:22:05","guid":{"rendered":"https:\/\/new.partitocomunista.ch\/?p=8523"},"modified":"2026-04-03T18:23:01","modified_gmt":"2026-04-03T18:23:01","slug":"la-difesa-del-canone-radiotelevisivo-e-una-lotta-di-retroguardia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.partitocomunista.ch\/?p=8523","title":{"rendered":"La difesa del canone radiotelevisivo \u00e8 una lotta di retroguardia"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Premessa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mentre nel nostro Paese l\u2019idea di abolire o di ridurre il canone radiotelevisivo \u00e8 capeggiata dalla destra di UDC e Lega, in un altro paese federalista e plurilingue come il vicino Belgio, tale rivendicazione contro un balzello giudicato \u201canti-sociale, ingiusto et illogico\u201d \u00e8 stata condotta gi\u00e0 dieci anni fa dai comunisti del Partito del Lavoro del Belgio (PTB) ed \u00e8 pure stata parzialmente sostenuta dalla socialdemocrazia. Anche nella sinistra italiana, peraltro, non manca la critica al canone RAI. Non si deve insomma commettere l\u2019errore di leggere tale questione per partito preso, credendo alla narrazione secondo cui comunisti e socialisti devono per forza sostenere il servizio pubblico radiotelevisivo finanziato con questa modalit\u00e0. Il nostro punto di vista deve reggersi non solo sul principio dell\u2019indipendenza di classe, ma anche sull\u2019analisi materiale dello stato reale delle cose: \u00e8 indubbio infatti che l\u2019odierna RSI sia profondamente mutata dal passato oggi strumentalmente esaltato: per cultura aziendale, per aderenza nazionale, per qualit\u00e0 editoriale, ma anche per condizioni di lavoro, sempre pi\u00f9 precarie a causa dei processi di esternalizzazione, la RSI non \u00e8 pi\u00f9 quell\u2019azienda cos\u00ec profondamente ancorata alla comunit\u00e0. Un passato che, per scelta dei suoi vertici sempre pi\u00f9 integrati nella cultura globalista, non potr\u00e0 tornare, nemmeno con pi\u00f9 risorse.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Da \u201cNo Billag\u201d a \u201c200 franchi bastano\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A differenza dell\u2019iniziativa (ben pi\u00f9 estrema) \u201cNo Billag\u201d del 2018, questa volta, in caso di accettazione popolare dell\u2019iniziativa popolare \u201c200 franchi bastano\u201d, la Confederazione non sar\u00e0 costretta a mettere all\u2019asta le concessioni radio-TV che sarebbero diventate appannaggio solo degli oligopoli politico-mediatici privati esteri (i quali per\u00f2, a dirla tutta, non sono forzatamente peggiori di quelli elvetici, visto che la dipendenza culturale ed economica dal mercato atlantico \u00e8 gi\u00e0 oggi in essere). \u00c8 tuttavia vero che una diminuzione a Fr. 200.- dell\u2019attuale canone di Fr. 335.- potrebbe comportare, come misura di ritorsione padronale, una riduzione di personale alla RSI (coinvolgendo eventualmente anche&nbsp;posti di lavoro indiretti nell\u2019economia privata) e vi sar\u00e0 probabilmente una riduzione di contributi alla realizzazione di opere cinematografiche locali e nazionali, gi\u00e0 oggi tuttavia gestite spesso in modo lottizzato e nepotistico. La responsabilit\u00e0 per le eventuali ripercussioni sui posti di lavoro, che arriveranno comunque, va per\u00f2 ricercata esclusivamente nei vertici aziendali, le cui scelte autoreferenziali di politica editoriale e la loro attitudine ermetica di saccente e arrogante rifiuto alla critica, spingono le classi popolari a una disaffezione rispetto alla RSI e al servizio pubblico informativo in quanto tale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le nostre raccomandazione del 2018 non sono state ascoltate!<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2018, giustificando la propria opposizione all\u2019abolizione pura e semplice del canone, il Partito Comunista si diceva consapevole del fatto<em>&nbsp;\u201cche le nostre critiche trovano un riscontro solo e soltanto all\u2019interno di un servizio pubblico funzionante\u201d.&nbsp;<\/em>I contenuti (criticabili) si distinguono ma non si separano dalla forma (il servizio pubblico): in termini marxisti la forma \u00e8 infatti la configurazione necessaria attraverso cui il contenuto si rende sensibile e intelligibile. Devono dunque essere forse i comunisti a difendere un servizio pubblico in cui a trarne profitto sono solo coloro che ripetono ci\u00f2 che il&nbsp;<em>mainstream<\/em>&nbsp;borghese,&nbsp;<em>woke<\/em>&nbsp;e atlantista si attende trasmettano? Siamo chiamati insomma a ragionare in termini pi\u00f9 globali e non solo strettamente corporativi: il canone garantisce davvero un servizio pubblico funzionante? E ancora: questo tipo di cosiddetto servizio pubblico radio-televisivo fornisce un\u2019informazione davvero pluralista e indipendente, oppure indottrina la popolazione al pensiero unico globalista preparandola alla guerra? Sempre nel 2018 il Partito Comunista dichiarava&nbsp;che&nbsp;<em>\u201ctroppo spesso l\u2019informazione trasmessa alla RSI \u00e8 superficiale e poco plurale e non rispetta adeguatamente la neutralit\u00e0 religiosa. Si d\u00e0 molto risalto alle formazioni politiche maggioritarie, escludendo regolarmente le voci fuori dal coro malgrado la loro preparazione e le loro conoscenze specifiche. Nell\u2019affrontare temi importanti nel nostro Cantone, che riguardano giovani e scuola, in pi\u00f9 di un caso non sono stati coinvolti i diretti interessati. Il taglio dato ai servizi, soprattutto sulla situazione politica di paesi esteri, risente dell\u2019influenza politica di \u2018Reporters sans frontiers\u2019 venendo meno ad un auspicato piglio analitico e indipendente degno di un vero giornalismo\u201d.&nbsp;<\/em>Auspicavamo quindi che \u201c<em>in futuro la RSI dovr\u00e0 sicuramente mostrarsi pi\u00f9 attenta nel riportare i fatti e nell\u2019informare la popolazione nel modo pi\u00f9 completo e attento, conscia del suo ruolo pubblico a favore di ogni espressione della cittadinanza tutelando la laicit\u00e0 e, a livello nazionale, come portavoce della cultura italofona\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Siamo ancora di fronte a un servizio pubblico?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Come \u00e8 evoluta la situazione in questi otto anni? Se possibile \u00e8 ancora peggiorata! La RSI non si comporta ormai pi\u00f9 come un servizio pubblico: il pluralismo \u00e8 fortemente limitato anche per i partiti istituzionali, viene premiata solo la politica spettacolo, l\u2019informazione sui grandi temi di politica internazionale \u00e8 non solo squilibrata e piegata irriformabilmente ai diktat atlantisti ed europeisti, ma anche in gran parte propria sbagliata con inviti a \u201cesperti\u201d (spesso di importazione) faziosi (e talvolta proprio pacchiani) che vengono regolarmente smentiti dai fatti (tutto quello che si \u00e8 detto sull\u2019Ucraina ad esempio \u00e8 stato un&#8217;inqualificabile e pericolosa propaganda che continua senza sosta!). Sulla Palestina l\u2019informazione ha avuto s\u00ec dei generici sussulti di dignit\u00e0, ma solo alla fine, quando Israele risultava del tutto indifendibile e anche l\u2019UE aveva di fatto autorizzato il giornalismo di sistema ad esprimere qualche parola di critica al sionismo. La linea russofoba e sinofoba continua poi imperterrita e rappresenta ormai il&nbsp;<em>leitmotiv<\/em>&nbsp;di tutta l\u2019impalcatura informativa della RSI. Per contro certo massimalismo di sinistra (trotzkista) e i liberal-atlantisti hanno campo libero: il \u201ctotalitarismo liberale\u201d \u00e8 parte integrante del giornalismo&nbsp;<em>mainstream<\/em>&nbsp;che vuole preparare l\u2019opinione pubblica alla guerra contro le nazioni emergenti. I contenuti&nbsp;<em>social<\/em>&nbsp;sono poi costruiti per orientare il pensiero dei giovani e non solo la propaganda militarista negli ultimi tempi \u00e8 persino cresciuta, ma in generale la superficialit\u00e0 la fa da padrone. Certo ci possono essere (e ce ne sono senza dubbio!) anche trasmissioni d\u2019inchiesta, con puntuali servizi di pregio, frutto di un lavoro professionale di giornalisti gi\u00e0 oggi umiliati dalle scelte di politica aziendale dei manager, ma questo basta per giustificare un canone riscosso in modo iniquo e superiore ai 200.- franchi?&nbsp;Aspetti centrali di un vero servizio pubblico sono anche la coesione nazionale e il plurilinguismo: costantemente addotti quale motivazione per rigettare questa iniziativa popolare, sono in realt\u00e0 perlopi\u00f9 argomenti alibi utilizzati come arma di ricatto emozionale e dal vago sentore nostalgico per una RSI che da anni esiste solo nei ricordi delle generazione del Gatto Arturo: oggi di nazionale la RSI, forse ad esclusione dello sport, ha ormai sempre meno: non solo per i gi\u00e0 citati \u201cesperti\u201d di importazione, ma anche per l\u2019ostentato uso di anglicismi (e si sa che la lingua forgia la mente!) e soprattutto per la generalizzata e fastidiosa subalternit\u00e0 culturale nei confronti del modello globalista e del sistema atlantista in ambito culturale, economico, politico, sociale e persino militare!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il canone \u00e8 una tassazione anti-sociale e iniqua<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il canone resta, in effetti, poi anche una tassa iniqua e in s\u00e9 anti-sociale, come lo \u00e8 l\u2019IVA (che i comunisti vogliono non a caso abolire): i servizi pubblici, se sono realmente tali, vanno finanziati attraverso l\u2019imposizione fiscale, quindi secondo regole di progressivit\u00e0 e soprattutto non appaltati ai privati! Il nostro Partito lo diceva gi\u00e0 nel 2018 criticando sia la somma ingente del canone, sia il sistema di riscossione. Esso ad esempio colpisce anche i giovani in formazione che non vivono con i genitori. Avevamo gi\u00e0 allora definito il canone una tassa iniqua poich\u00e9 non tiene conto di disponibilit\u00e0 finanziarie differenti: tale problematica \u00e8 dirimente dal punto di vista di classe e resta immutata. Ma il problema \u00e8 anche pi\u00f9 ampio: nascosto da un mandato&nbsp;pubblico si cela in realt\u00e0 un\u2019attivit\u00e0 che produce profitto per la Serafe SA, un\u2019azienda privata che fa finta di stare sul tanto osannato libero mercato ma i cui utili (in crescita quanto i dividendi per i suoi azionisti) derivano in realt\u00e0 esclusivamente da un obbligo statale che viene imposto con procedure di incasso sempre pi\u00f9 aggressive a danno dei lavoratori e dei cittadini che fanno sempre pi\u00f9 fatica a tirare la fine del mese e che nemmeno si sentono cos\u00ec coinvolti dalla RSI.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Dopo un\u2019ampia consultazione promossa fra i tesserati al Partito Comunista, la quale ha fatto emergere, accanto a una forte e generalizzata sfiducia verso la possibilit\u00e0 di riformabilit\u00e0 della RSI in quanto reale servizio pubblico informativo e al rifiuto di un canone fiscalmente iniquo, anche molte preoccupazioni prettamente sindacali per le maestranze (tecnici, cameraman, freelance, ecc.) gi\u00e0 oggi precarizzate ed esternalizzate, e la consapevolezza che non esista un progetto di reale rinnovamento dell\u2019idea di servizio pubblico, il Comitato Centrale ha deciso di concedere la&nbsp;<strong>libert\u00e0 di voto<\/strong>. Vada come vada il canone radiotelevisivo non rappresenta comunque il futuro: la sua difesa \u00e8 quindi in s\u00e9 una battaglia di retroguardia.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa Mentre nel nostro Paese l\u2019idea di abolire o di ridurre il canone radiotelevisivo \u00e8 capeggiata dalla destra di UDC e Lega, in un altro paese federalista e plurilingue come il vicino Belgio, tale rivendicazione contro un balzello giudicato \u201canti-sociale, ingiusto et illogico\u201d \u00e8 stata condotta gi\u00e0 dieci anni fa dai comunisti del Partito del [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":8524,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[29],"tags":[],"class_list":{"0":"post-8523","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-votazioni-popolari"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.partitocomunista.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8523","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.partitocomunista.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.partitocomunista.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.partitocomunista.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.partitocomunista.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=8523"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.partitocomunista.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8523\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8525,"href":"https:\/\/www.partitocomunista.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/8523\/revisions\/8525"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.partitocomunista.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/8524"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.partitocomunista.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=8523"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.partitocomunista.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=8523"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.partitocomunista.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=8523"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}