{"id":8206,"date":"2025-12-08T18:56:06","date_gmt":"2025-12-08T17:56:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.partitocomunista.ch\/?p=8206"},"modified":"2025-12-08T18:57:03","modified_gmt":"2025-12-08T17:57:03","slug":"esportazione-di-materiale-bellico-il-parlamento-svizzero-si-piega-nuovamente-alla-nato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.partitocomunista.ch\/?p=8206","title":{"rendered":"Esportazione di materiale bellico, il parlamento svizzero si piega nuovamente alla NATO!"},"content":{"rendered":"<p>Il Partito Comunista esprime profonda preoccupazione per gli sviluppi politici delle ultime settimane relativi al settore della difesa. Da un lato, il Consiglio degli Stati ha approvato una mozione per impedire la delocalizzazione di SwissP Defence, oggi propriet\u00e0 del gruppo privato italiano Beretta. Una mozione che non sarebbe mai stata necessaria se l\u2019azienda \u2013 un tempo parte integrante della RUAG Ammotec, patrimonio industriale svizzero \u2013 fosse rimasta sotto controllo pubblico. Dall\u2019altro lato, il Consiglio Nazionale ha approvato un notevole allentamento della legge sul materiale bellico, autorizzando le aziende svizzere (de facto Beretta) a esportare armamenti verso paesi coinvolti in conflitti armati (casualmente la maggioranza di questi paesi fanno parte della NATO). Una svolta gravissima per la neutralit\u00e0 svizzera, che il Governo tenta di minimizzare ma che di fatto trasforma il Paese in parte indiretta di guerre altrui. Queste due decisioni sono il prodotto delle stesse dinamiche di privatizzazione, subordinazione agli interessi del capitale e progressiva erosione della neutralit\u00e0 svizzera con il risultato della svendita di un settore strategico nazionale a interessi privati e, peggio ancora, stranieri.<\/p>\n<p>La trasformazione di RUAG Ammotec da impresa statale a propriet\u00e0 privata rappresenta un caso esemplare di come la privatizzazione di un settore strategico porti inevitabilmente alla perdita di sovranit\u00e0. Finch\u00e9 essa era in mani pubbliche, la produzione militare svizzera era posta sotto controllo democratico e rispondeva a un mandato di interesse generale: garantire l\u2019autonomia militare e la sicurezza del Paese. Ma con la privatizzazione, ci\u00f2 che era un compito sovrano \u00e8 stato subordinato alle esigenze del profitto:<\/p>\n<ul>\n<li>Beretta non ha rispettato gli impegni relativi alla salvaguardia dei posti di lavoro svizzeri, come oggi dimostra la volont\u00e0 di delocalizzazione;<\/li>\n<li>le difficolt\u00e0 economiche della nuova gestione privata spingono la dirigenza verso i mercati internazionali del commercio d\u2019armi, premendo politicamente per un allentamento della legge svizzera sul materiale bellico, facendo passare la logica industriale da \u201cdifesa nazionale\u201d a \u201cmassimizzazione delle esportazioni\u201d;<\/li>\n<li>La Confederazione, dopo aver ceduto un settore strategico, si trova ora costretta a correre ai ripari, approvando mozioni difensive che non sarebbero mai state necessarie se la sovranit\u00e0 industriale fosse rimasta intatta.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Questo \u00e8 il prezzo della privatizzazione: perdita di controllo, ricatti occupazionali, dipendenza dal capitale e pressioni politiche che generano ulteriori concessioni al mercato degli armamenti e alle grandi potenze.<\/p>\n<p>Come avevamo dichiarato nel 2022, \u201cla svendita a Beretta significa aver perso il controllo pubblico sull\u2019esportazione delle munizioni fabbricate nel nostro Paese. Questo significa che le armi svizzere, gi\u00e0 ora principalmente indirizzate alla NATO, saranno commerciate liberamente nei paesi in guerra, e oggi non si pu\u00f2 non pensare in mano a chi finiranno in Ucraina\u201d. L\u2019allentamento della legge sulle esportazioni belliche non \u00e8 insomma un dettaglio tecnico, n\u00e9 un\u2019eccezione: \u00e8 una frattura nella neutralit\u00e0 elvetica. Una Svizzera che esporta armi a paesi in guerra non pu\u00f2 pi\u00f9 assolvere al suo compito di paese neutrale (e dunque potenzialmente di mediatore), ma diventa un attore economico coinvolto (indirettamente) nei diversi scenari bellici. La neutralit\u00e0 non solo non pu\u00f2 convivere con la ricerca di profitto attraverso il commercio d\u2019armi, ma nemmeno pu\u00f2 sopravvivere se il settore della difesa nazionale viene consegnato a un gruppo privato che, in nome della reddittivit\u00e0, esercita pressione sul Parlamento affinch\u00e9 allenti vincoli etici e legislativi. Che l\u2019UDC non lo capisca rende evidente l\u2019incoerenza di un partito che a parola difende la neutralit\u00e0 ma si trova totalmente succube delle \u00e9lite militariste che guardano alla NATO!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Partito Comunista esprime profonda preoccupazione per gli sviluppi politici delle ultime settimane relativi al settore della difesa. Da un lato, il Consiglio degli Stati ha approvato una mozione per impedire la delocalizzazione di SwissP Defence, oggi propriet\u00e0 del gruppo privato italiano Beretta. 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