{"id":7275,"date":"2023-10-12T13:59:51","date_gmt":"2023-10-12T11:59:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.partitocomunista.ch\/?p=7275"},"modified":"2023-10-12T14:26:09","modified_gmt":"2023-10-12T12:26:09","slug":"no-ue-no-nato-il-nostro-programma-completo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.partitocomunista.ch\/?p=7275","title":{"rendered":"No UE &#8211; No NATO: il nostro programma completo"},"content":{"rendered":"<p><strong>SOVRANIT\u00c0: NO ALL\u2019UNIONE EUROPEA<\/strong><\/p>\n<p>Sovranit\u00e0 \u00e8 una parola di buon senso: significa disporre democraticamente delle sorti della propria comunit\u00e0. La sovranit\u00e0 si raggiunge non con un\u2019illusoria chiusura autarchica, ma con la diversificazione dei propri partner commerciali, svincolandosi dall\u2019attuale dipendenza dal campo euro-atlantico. L\u2019Unione Europea \u00e8 un ente irriformabile che compie ingerenze negli affari interni agli Stati nazionali imponendo loro misure di austerit\u00e0, soffiando sul fuoco della guerra al servizio della NATO e che oggi, con le sanzioni (a cui il Consiglio federale ha aderito in modo autolesionista), sta impoverendo i lavoratori dell\u2019intero continente. Non solo riteniamo che la Confederazione non debba pi\u00f9 pagare il \u201cmiliardo di coesione\u201d ma rivendichiamo la rinegoziazione degli accordi bilaterali e rifiutiamo categoricamente l\u2019adesione \u2013 diretta o strisciante, attuale o futura \u2013 della Svizzera all\u2019UE. Anche la sottoscrizione di un accordo quadro con Bruxelles, che ci farebbe recepire passivamente le sue leggi, \u00e8 da contrastare. La libera circolazione delle persone ha finora comportato non solo la deregolamentazione del mondo del lavoro, intensificando una \u201cguerra fra poveri\u201d che ha aumentato lo sfruttamento dei salariati, ma ha anche alimentato \u2013 tramite il fenomeno dei \u201cpadroncini\u201d e dei lavoratori distaccati \u2013 una concorrenza deleteria per le stesse PMI locali. L\u2019avvicinamento del nostro Paese all\u2019UE ha anche legittimato la privatizzazione dei servizi pubblici a seguito della liberalizzazione dei mercati.<\/p>\n<p><strong>NEUTRALIT\u00c0: NO ALLA NATO<\/strong><\/p>\n<p>Da oltre un anno la guerra \u00e8 purtroppo tornata in Europa: il nostro compito \u00e8 anzitutto quello di non farci coinvolgere e sostenere la de-escalation del conflitto. L\u2019orizzonte a cui aspiriamo presuppone infatti l\u2019impegno della Svizzera a favore di un mondo multipolare, improntato sulla pace e la mutua cooperazione fra le nazioni. Offrire i nostri buoni uffici diplomatici per porre fine alla folle corsa al riarmo a cui stiamo assistendo sar\u00e0 possibile solo se sapremo correggere gli errori commessi dall\u2019establishment di Berna: occorre insomma attenersi a una politica di \u201cnon allineamento\u201d e riconoscere nella neutralit\u00e0 l\u2019elemento fondante della politica estera e di difesa del nostro Paese. Siamo consapevoli che i problemi derivano dall\u2019espansionismo della NATO e dalla progressiva integrazione atlantista persino di militari svizzeri: si tratta della strategia con cui gli USA vincolano a s\u00e9 il mercato europeo evitando che esso si apra al florido spazio economico eurasiatico a guida russa e cinese. In questo contesto, rivendichiamo quindi anche che le forze armate si attengano scrupolosamente al principio di neutralit\u00e0 e indipendenza: non esternalizzare agli americani i corsi di addestramento degli ufficiali, superare i vincoli tecnologici esteri diversificando i sistemi d\u2019arma in dotazione alle truppe e rimpatriare subito i nostri soldati impiegati in Kosovo agli ordini di potenze straniere. Anche le universit\u00e0 svizzere dovrebbero cessare immediatamente la collaborazione con il centro di cyberdifesa cooperativa della NATO e altre simili istituzioni che di accademico non hanno nulla, ma che al contrario inseriscono il nostro Paese e i suoi ricercatori in una dinamica bellicista. Restiamo coerenti con il motto \u201cLiberi e Svizzeri\u201d dei primi anti-fascisti ticinesi: rifiutiamo il clima di ostilit\u00e0 con le nazioni emergenti e non accettiamo nel modo pi\u00f9 assoluto l\u2019esportazione (anche indiretta) di materiale bellico.<\/p>\n<p><strong>LAVORO: NO A SALARI DA FAME<\/strong><\/p>\n<p>Difendere la nostra sovranit\u00e0 permette di attuare riforme in ambito sociale dando fiato sia ai lavoratori impoveriti, sia agli artigiani e ai piccoli imprenditori strangolati dalla concorrenza del grande capitale transnazionale. Recuperare la nostra neutralit\u00e0 permette invece alla Svizzera di aprirsi ai mercati emergenti, cogliendo le potenzialit\u00e0 anche economiche che il multipolarismo comporta. Vanno per questo vietate le delocalizzazioni di aziende ad alto valore aggiunto strategiche nell\u2019interesse nazionale e occorre frenare la fuga di cervelli investendo nel diritto allo studio. Il mercato svizzero, che oggi \u00e8 in parte inquinato sia da un padronato (spesso d\u2019importazione) privo di sensibilit\u00e0 sociale, sia da infiltrazioni mafiose contro cui la Magistratura ha troppi pochi mezzi per intervenire, pu\u00f2 svilupparsi mettendo al centro due elementi: la ricerca pubblica, cos\u00ec da innovare l\u2019industria produttiva; e il lavoro, con l\u2019obiettivo di raggiungere uno sviluppo armonioso della societ\u00e0. Occorre urgentemente bloccare il rincaro e difendere il potere d\u2019acquisto dei lavoratori con un massiccio intervento dello Stato: solo una razionale programmazione economica permetter\u00e0 infatti al Paese di crescere ma anche di ridistribuire la ricchezza in modo equo. Ecco perch\u00e9 rivendichiamo un nuovo codice del lavoro che tuteli i diritti sindacali e collettivi, affinch\u00e9 i salariati \u2013 che sono la maggioranza dei cittadini \u2013 abbiano voce in capitolo in una gestione socio-economica pi\u00f9 democratica del Paese. Occorre quindi la diffusione dei Contratti collettivi di lavoro che impongano un salario minimo vincolante generalizzato, che impedisca il dumping e la concorrenza fra lavoratori, e che dunque si attesti almeno sui Fr. 4\u2019000 mensili per tutti e sui Fr. 1\u2019000.- mensili per gli apprendisti, da adeguare automaticamente ogni anno al rincaro. Va inoltre messa in campo una strategia nazionale per fronteggiare sia gli abusi connessi allo svolgimento del telelavoro, sia le nuove forme di precariato, soprattutto giovanile, vietando ad esempio le agenzie di lavoro interinale. Rivendichiamo infine sia un blocco tariffale sul prezzo dell\u2019energia sia una revisione del metodo di calcolo dell\u2019Indice nazionale dei prezzi al consumo sulla cui base vengono adeguati salari e prestazioni sociali, integrandovi ad esempio i premi di cassa malati.<\/p>\n<p><strong>SERVIZIO PUBBLICO: NO ALLE PRIVATIZZAZIONI<\/strong><\/p>\n<p>Per garantire la sovranit\u00e0 nazionale e il progresso sociale, serve finalmente pi\u00f9 Stato e meno mercato. Diciamo basta alle privatizzazioni e alle liberalizzazioni, rimettendo al centro delle priorit\u00e0 la nazionalizzazione dei settori strategici e il rilancio di un intervento pubblico programmatore. Contrariamente all\u2019accordo quadro con l\u2019UE che intendeva limitare gli aiuti di Stato, richiediamo perci\u00f2 l\u2019acquisizione di partecipazioni statali nelle imprese che assumono un\u2019importanza strategica per il Paese. Il primato della politica va tuttavia esteso anche alla Banca Nazionale Svizzera (BNS), che di concerto con le banche cantonali dev\u2019essere posta al servizio dell\u2019economia produttiva e dell\u2019occupazione. In questo contesto, al fine di svincolare la ricerca e la formazione dalle logiche del profitto, anche in tali ambiti s\u2019impone un maggiore finanziamento pubblico e coordinamento da parte dello Stato. \u00c8 in quest\u2019ottica che ci battiamo per un servizio pubblico forte e democratico, che si contrapponga agli sciagurati piani di aziendalizzazione e di esternalizzazione promossi negli ultimi anni. Rivendichiamo pertanto, con decisione e urgenza, la restaurazione delle ex-regie federali: Posta, telecomunicazioni, trasporti pubblici e compagnia di bandiera tornino sotto il pieno controllo della Confederazione e a rispondere di un reale mandato pubblico! Nel contempo occorre che la strategia energetica della Svizzera metta in primo piano il ruolo delle aziende elettriche pubbliche, quali veicolo per assicurare anche l\u2019autoapprovvigionamento energetico e l\u2019accessibilit\u00e0 delle tariffe. \u00c8 giunto invece il momento di sottrarre il sistema sanitario dai meccanismi del mercato, affermando la preminenza della sanit\u00e0 pubblica nella pianificazione ospedaliera e creando una cassa malati unica, pubblica e con i premi in base al reddito e alla sostanza. Quanto alla previdenza sociale, urge ormai un rafforzamento dell\u2019AVS rispetto al secondo pilastro: senza cedere sull\u2019aumento dell\u2019et\u00e0 pensionabile, le prestazioni assicurative vanno incrementate e se necessario adeguate al rincaro.<\/p>\n<p><strong>TERRITORIO: NO ALLE MODE \u201cGREEN\u201d<\/strong><\/p>\n<p>I comunisti per primi hanno evidenziato i legami che intercorrono fra il modo di produzione capitalistico orientato alla massimizzazione dei profitti e i gravi problemi di inquinamento e di perdita di biodiversit\u00e0. Solo unendo per\u00f2 la questione ecologica a quella sociale si riuscir\u00e0 a costruire una societ\u00e0 in cui l\u2019essere umano sia in armonia con la natura: la pur necessaria transizione ecologica, quindi, non deve essere fatta pagare ai lavoratori e ai ceti popolari. Non deve sfuggirci che il 70% della produzione di CO2 proviene dalle multinazionali che la classe dirigente si guarda bene dall\u2019infastidire: la stessa Legge federale sul clima appena approvata continua a legittimare lo scambio speculativo delle quote di emissioni che deresponsabilizza le grandi aziende inquinanti. Noi rivendichiamo misure obbligatorie sulla piazza finanziaria che investe in fonti sporche, ma anche incentivi per l\u2019utilizzo del trasporto pubblico, le cui tariffe stanno vergognosamente aumentando piuttosto che venir calmierate o rese gratuite per alcune fasce d\u2019utenza. La dismissione delle energie fossili non deve tuttavia vincolare il nostro approvvigionamento energetico al blocco euro-atlantico (che sta sviluppando nuovi impianti nucleari o a carbone per supplire alle risorse non pi\u00f9 acquistate ad esempio dalla Russia): ci vuole quindi un piano industriale pubblico per incrementare la produzione elettrica nazionale e diversificare l\u2019approvvigionamento al fine di evitare ogni penuria energetica che verrebbe strumentalizzata dall\u2019establishment per spingere ad acquistare elettricit\u00e0 dall\u2019UE liberalizzando il nostro mercato energetico. Infine la lettura modaiola e moralista dei fenomeni ambientali promossa da ONG estere non ci riguarda: esse non solo minano l\u2019autoapprovvigionamento energetico e alimentare, ma il loro approccio catastrofista e divisivo impedisce di unire, come invece sarebbe determinante, l\u2019esperienza di chi lavora la terra con la sensibilit\u00e0 ambientale dei cittadini: solo tale alleanza consentirebbe di concretizzare obiettivi condivisi verso una maggiore sostenibilit\u00e0. La priorit\u00e0 \u00e8 ora estendere oltre il Canton Ticino il principio costituzionale della sovranit\u00e0 alimentare promuovendo le filiere corte, arrestando la perdita di terre coltive, sostenendo contadini e allevatori di montagna anche sopprimendo i grandi predatori.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.partitocomunista.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/opuscolo.pdf\"><strong>SCARICA L&#8217;OPUSCOLO IN PDF<\/strong><\/a><\/p>\n<p>[pdf-embedder url=&#8221;https:\/\/www.partitocomunista.ch\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/opuscolo.pdf&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SOVRANIT\u00c0: NO ALL\u2019UNIONE EUROPEA Sovranit\u00e0 \u00e8 una parola di buon senso: significa disporre democraticamente delle sorti della propria comunit\u00e0. La sovranit\u00e0 si raggiunge non con un\u2019illusoria chiusura autarchica, ma con la diversificazione dei propri partner commerciali, svincolandosi dall\u2019attuale dipendenza dal campo euro-atlantico. 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