Il Partito Comunista ha partecipato oggi con una sua delegazione alla manifestazione unitaria contro lo smantellamento di FFS Cargo svoltasi venerdì 12 giugno a Chiasso promossa dal Comitato «No allo smantellamento di FFS Cargo» a cui aderiamo fin dalla sua fondazione con le seguenti rivendicazioni:
- il mantenimento di tutti i posti di lavoro attualmente esistenti, nessuna soppressione di posti di lavoro
- l’assenza di cambiamenti di statuto per il personale di locomotiva di FFS Cargo che possano comportare riduzioni salariali o demansionamenti
- l’avvio di una trattativa finalizzata all’insediamento e la creazione in Ticino di nuovi servizi e posti di lavoro FFS in settori chiave
- l’attivazione di misure concrete e di meccanismi efficaci volti a dare attuazione al dettato costituzionale relativo al trasferimento del traffico merci dalla strada alla ferrovia.
- l’adeguamento della tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni (TTPCP)
- instaurare un obiettivo di trasferimento per il traffico merci interno alla Svizzera
Il progetto di smantellamento delle Ferrovie federali, nell’ambito della ristrutturazione avviata nel 2025 del traffico merci, coinvolge circa 200 lavoratori in Svizzera, di cui 40 in Ticino, e prevede la chiusura del deposito macchinisti di Chiasso e di altri punti operativi nel Mendrisiotto. Negli ultimi anni, la riduzione delle attività di FFS Cargo in Ticino, inclusa la chiusura dei terminali di Cadenazzo e Lugano-Vedeggio, ha già portato alla perdita di oltre 60 posti di lavoro qualificati, ma l’obiettivo vero delle FFS – un’azienda che da servizio pubblico sta diventando un’impresa orientata ai soli criteri di mercato – va oltre ed è quello trasformare il Ticino in un semplice corridoio di transito, limitando così le opportunità professionali.












I deputati del Partito Comunista, i compagni Massimiliano Ay e Lea Ferrari, consapevoli che il ridimensionamento di FFS Cargo significa per il nostro territorio la perdita di competenze, di occupazione e di un servizio pubblico essenziale, hanno partecipato già nei mesi scorsi a una riunione con il Consiglio di Stato sul tema: intorno alla difesa di questi importanti posti di lavoro nel Canton Ticino si sono infatti mossi non solo i comunisti, i partiti legati tradizionalmente al movimento operaio e i sindacati, ma anche il governo, il parlamento e i sindaci della regione.
La nostra deputazione ha pure aderito all’allegata risoluzione parlamentare che è stata approvata a larga maggioranza dal Gran Consiglio durante la sessione da poco conclusasi. Accanto al lavoro istituzionale è tuttavia sempre necessario che sia la popolazione in prima persona a scendere in piazza per esercitare pressione politica sui vertici aziendali di FFS.



