1. Si sta concludendo l’anno del bicentenario della nascita di Friedrich Engels, fondatore insieme a Karl Marx del socialismo scientifico. Nel contesto della pandemia che ha colpito il mondo in questo 2020, il nostro Partito ha potuto commemorare l’evento limitandosi alla pubblicazione di un articolo sulla propria rivista.
2. Di Engels si sottolineano solitamente due aspetti: uno di “destra” volto a dividerlo da Marx, l’altro di “sinistra” che analizzando il suo pensiero si focalizza su questioni marginali per l’azione politica contemporanea. Come ha rilevato Lenin, “non si può comprendere il marxismo e non si può esporlo interamente senza tenere conto di tutte le opere di Engels”. Lo stesso leader bolscevico, all’indomani della morte di Engels, scrisse: “Engels per primo affermò che il proletariato non è soltanto una classe che soffre”, uscendo quindi dalla mentalità caritatevole o dalla mera indignazione per dare invece uno sbocco politico, di lotta al pensiero socialista: “Il movimento politico della classe operaia condurrà inevitabilmente gli operai a riconoscere che per loro non vi è altra via d’uscita all’infuori del socialismo. D’altra parte, il socialismo sarà una forza soltanto quando diventerà lo scopo della lotta politica della classe operaia” come lui stesso ebbe modo di affermare.
3. Siamo in effetti convinti che il socialismo – per dirla con Engels – “da quando è diventato una scienza, va trattato come una scienza, cioè va studiato. Ma l’importante sarà poi diffondere tra le masse, con zelo accresciuto, la concezione che così si è acquisita e che sempre più si è chiarita, e rinsaldare sempre più fermamente l’organizzazione del partito e dei sindacati”. Rifuggendo cioè da posture intellettualistiche e slegate dal conflitto politico e sindacale concreto, occorre insomma riprendere il lavoro di ricerca e recuperare in particolare il pensiero engelsiano nelle scienze. Già nel maggio 1992 l’Istituto di Studi Comunisti “Karl Marx – Friedrich Engels” di Napoli (Italia) in un suo seminario chiariva – restando perlopiù inascoltato – come il movimento marxista-leninista avesse accumulato in Occidente molti ritardi e “ha finito per rimanere subalterno all’ideologia della classe dominante” la quale ha creato “vuoti paurosi”, in modo particolare per quanto concerne la “Weltanschauung”. In quel documento si sottolineva, in particolare la centralità del rapporto fra marxismo e scienze naturali e matematiche, queste ultime infatti sono legate al processo produttivo, al ricambio organico uomo-natura e alla riproduzione delle condizioni di vita materiali di esistenza dell’essere umano: insomma “se il marxismo viene scisso dalle scienze naturali si traforma in filosofia, in ideologia” astratta.
4. Engels ha dato un contributo fondamentale alla concezione del mondo del proletariato. Attraverso il materialismo dialettico ha insegnato che la realtà materiale non va semplicemente percepita ma analizzata, non va semplicemente osservata ma va attivamente trasformata. Egli, in questo modo, unitamente a Marx, ha saputo elaborare quella che Lenin definì “la più completa e profonda dottrina dell’evoluzione”. Applicando la medesima impostazione alla storia della società umana questo metodo assume il nome di “materialismo storico” che, nella sua importante opera “L’evoluzione del socialismo dall’utopia alla scienza”, Engels stesso descrive come “quella concezione dello sviluppo della storia che cerca le cause prime e la forza motrice decisive di tutti gli avvenimenti storici importanti nello sviluppo economico della società, nella trasformazione dei modi di produzione e di scambio, nella divisione della società in classi che ne deriva e nella lotta di queste classi tra loro”.
5. Come il materialismo dialettico è ormai raro nelle scienze naturali, anche il materialismo storico viene bandito della storiografia dominante: compito di un Partito come il nostro, in maniera commisurata alle proprie modeste forze, è quello di rilanciare il lavoro culturale, di divulgazione, di ricerca, insistendo affinché il Movimento Comunista Internazionale (e in esso in particolare i partiti con funzioni di governo) si riattivi in questo ambito. Solo così i comunisti potranno attualizzare l’analisi dello stato di cose presente e tornare a incidere nella società in senso rivoluzionario, perché ogni società – per dirla con Engels – “si modella su ciò che si produce, sul modo come si produce e sul modo come si scambia ciò che si produce”. In questo senso la Direzione del nostro Partito ha aderito a una proposta editoriale promossa dal Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE) e di essere così co-editrice con, fra gli altri, lo stesso PCPE, il Partito Comunista Portoghese (PCP), il Partito Comunista di Cuba (PCC), ecc. di un libro collettaneo sul grande pensatore tedesco. Quest’opera vedrà le stampe a breve per i tipi della casa editrice “Unidad y Lucha” di Madrid inizialmente in lingua spagnola, tedesca e portoghese. Disporremo poi dei diritti per l’eventuale traduzione in italiano. Abbiamo aderito a questa iniziativa convinti che il pensiero engelsiano vada approfondito meglio anche all’interno del Movimento Comunista Internazionale.



