L’esito del voto sull’iniziativa per la neutralità rappresenta una vittoria dell’UE (che sta promuovendo la corsa al riarmo); della NATO (che sta fomentando l’escalation alla ricerca del casus belli per estendere la guerra contro la Russia); dei CEO delle grandi banche (che temevano di non poter più fare affari con gli Stati Uniti) e anche dello Stato Maggiore Generale dell’Esercito svizzero (che si sentirà ora libero di proseguire la progressiva ma totale integrazione delle forze armate alla NATO). Non nascondiamo quindi una forte preoccupazione per come, soprattutto all’estero, sarà oggi percepita questa votazione, e cioè come un abbandono della neutralità e un primo passo verso il coinvolgimento della Svizzera nelle guerre della NATO, così come avvenuto per la Finlandia pochi anni fa.
Il risultato risicato del Canton Ticino – oltre al segnale di sfiducia nei confronti del ministro degli esteri ticinese Ignazio Cassis e della sua subalternità politica a UE, USA e all’Entità Sionista – denota il ruolo che il Partito Comunista ha svolto: la costanza pluriennale e la coerenza sul tema della neutralità (che è invece mancata a sinistra in molti altri cantoni) ha permesso di convincere anche parte dell’elettorato progressista a sostenere un’iniziativa che, se approvata, avrebbe aiutato le forze pacifiste.
Va tuttavia ammesso che, durante la campagna, anche i contrari all’iniziativa hanno sempre affermato pubblicamente di essere a favore del principio della neutralità ma di non concordare con l’articolo di legge proposto, giudicato troppo “rigido”. A questo punto ci attendiamo da loro un grande senso di responsabilità affinché la politica dei “due pesi e due misure” adottata finora dal Consiglio federale venga interrotta così come si eviti di continuare la “tattica del salame” che ci sta avvicinando pericolosamente alla NATO: in particolare va quindi bloccata la nuova legge militare posta recentemente in consultazione, che prevederà l’obbligo per i soldati di leva svizzeri di addestrarsi all’estero (cioè con la NATO) e che autorizzerà il transito di eserciti stranieri sul territorio svizzero.
La sinistra (liberale o massimalista) che ha ostacolato oggi la definizione di una neutralità coerente ha compiuto un errore strategico, dimostrando di non saper leggere i cambiamenti delle fasi storiche e rendendosi così utile idiota dell’UE e della NATO, che temevano più di tutti che la Svizzera dichiarasse un chiaro non allineamento alle loro politiche guerrafondaie. Il contesto internazionale appare oggi su un crinale pericoloso: temiamo che i nostri coscritti rischieranno presto la vita per colpa della Von der Leyen e di Trump. Per questo invitiamo i giovani a fare domanda di Servizio Civile prima che sia tardi: non è accettabile infatti prestare servizio militare agli ordini della NATO!
Il grande merito di questa iniziativa è stata quella non solo di aprire un ampio dibattito di fondo sulla collocazione geopolitica del nostro Paese e sulla sua tradizione diplomatica, ma anche fare chiarezza su quali forze difendono la pace e la sovranità nazionale e chi invece ha sostenuto le élite globaliste che vogliono porci contro il Sud Globale.
Il Partito Comunista, come unica forza di sinistra patriottica, operaia e popolare, continuerà quindi con coerenza non solo la sua lotta per una Svizzera non allineata, cioè per una neutralità integrale, ma anche a favore del sabotaggio di ogni politica di latente avvicinamento all’UE e alla NATO. In tal senso la prossima lotta sarà quella contro la sottomissione della Svizzera ai cosiddetti “accordi bilaterali III”.



