Lugano marittima: consegnate 1850 firme contro i divieti assurdi

Lugano Marittima rimanga uno spazio pubblico e accessibile a tutti i cittadini, soprattutto i più giovani! Il movimento giovanile del Partito Comunista ha depositato una petizione contro divieti assurdi relativi alle bevande portate dall’esterno e creati solamente ad aumentare i profitti dei privati.

Una delegazione della Gioventù Comunista ha consegnato oggi presso la Cancelleria comunale di Lugano una petizione sottoscritta da 1850 cittadini e cittadine per chiedere la revoca del divieto di portare bevande dall’esterno a Lugano Marittima.

La petizione, lanciata alla fine del mese scorso, denunciava il mancato nesso fra la presunta questione della sicurezza (già risolta con il giusto divieto di portare armi) e il divieto di portare bevande da casa. A nostro avviso si trattava unicamente di una scusa per costringere i frequentatori del luogo a comprare prodotti dalle bancarelle in loco, a prezzi decisamente onerosi per un pubblico giovane. Non era accettabile che all’interno di uno spazio pubblico venissero imposte misure per favorire il profitto di poche attività di privati a discapito dello spirito di aggregazione e socialità che il luogo ha sempre garantito ai cittadini luganesi e ticinesi, ed in particolar modo ai giovani.

La trasformazione subita dall’attrazione lacustre nell’ultimo mese è passata sotto gli occhi di tutti: un luogo comunitario svuotato della sua essenza sociale e diventato rapidamente una porzione di lago semivuota frequentata da abbienti turisti e altri ceti elitari. Lo stesso comune ha notato la progressiva desolazione a cui si andava incontro, motivo per cui, anche sotto spinta delle nostre rivendicazioni, ha dovuto cedere e autorizzare l’ingresso di bottiglie in PET. Una prima vittoria che deve essere ancora consolidata e affiancata da ulteriori misure di distensione. È con questo spirito che la nostra petizione vuole attestare ufficialmente il dissenso della cittadinanza presso le istituzioni.

È ora di finirla con la solita dottrina “divietocratica” che spera di risolvere ogni situazione di disagio con proibizionismo, blindamenti e privatizzazioni di suolo pubblico. La Gioventù Comunista vi si è opposta in questo contesto, così come lo ha fatto in passato (ad esempio nell’ambito del Rabadan di Bellinzona) e continuerà a farlo in futuro!

(c) Davide Giordano / TicinOnline.ch