L’antifascismo è anti-atlantista oppure non è

Risoluzione proposta dai compagni Francesco Helbling e Ismael Camozzi e approvata all'unanimità dall'Assemblea della Gioventù Comunista del 21 marzo 2026.

Definizione di fascismo e di antifascismo

Nella definizione dell’Internazionale Comunista elaborata dal compagno G. Dimitrov, il fascismo è la dittatura terroristica aperta degli elementi più reazionari, più sciovinisti e più imperialisti del capitale finanziario. Lo storico marxista Kurt Gossweiler ha inoltre spiegato che “il fascismo è un prodotto della trasformazione del capitalismo nella sua fase imperialista e dell’ingresso della società capitalista nell’epoca delle guerre imperialiste e delle rivoluzioni”. Di conseguenza l’anti-fascismo è un elemento della lotta di classe che deve essere sempre connesso non solo alla lotta antimperialista, ma anche all’essenza dello Stato borghese come forma di dominio di una classe su un’altra. Come giovani comunisti riteniamo insomma che sbaglia chi vede fascismo in modo troppo ampio, in ogni espressione cioè di destra vagamente autoritaria, perché ne offusca così il vero significato; ma sbaglia anche chi dà una definizione troppo ristretta del fascismo, quasi fosse uno stato di eccezione fermo agli anni ‘30-’40 del secolo scorso.

I limiti del movimento “antifa” odierno

Negli ultimi tempi si è assistito ad un crescente richiamo al valore dell’antifascismo da parte di gruppi o individui vicini a quell’area politica che fa riferimento al movimento “antifa”. Fra questi, molti appartengono a collettivi di ispirazione anarchica, tra i quali spiccano perlomeno nel Canton Ticino movimenti come Scintilla e CSOA Molino regolarmente strumentalizzati a fini elettorali dai trotzkisti di MPS.

Che l’antifascismo sia un valore universale e imperativo per un movimento progressista è naturalmente vero, ma quanto possiamo essere sicuri che l’attuale movimento “antifa” coincida con un antifascismo coerente all’interno della nuova fase storica in cui ci troviamo, ben diversa rispetto anche a solo pochi anni fa? L’impressione che ci siamo fatti è che il movimento in questione operi con un atteggiamento eccessivamente divisivo, folcloristico e sloganistico o talvolta volutamente provocatorio senza preoccuparsi di amalgamarsi con le masse popolari e la classe operaia e che, pertanto, sia incapace di cogliere la realtà storica e politica contemporanea. Un esempio lampante di questa lacuna sono le cosiddette “contromanifestazioni antifa”, alle quali abbiamo recentemente scelto di non aderire a seguito di una discussione interna: durante eventi del genere abbiamo osservato movimenti anarchici occupare piazze per combattere un presunto nemico fascista poco più che gruppuscolare (spesso riconducibile a qualche patetico e disperato caso umano politico attinente ad un’infima estrema destra da sempre esistente e da sempre stagnante) che alla fine…nemmeno si presentava. Questo movimentismo antagonista ad un nemico sostanzialmente inesistente, per quanto in gran parte animato da individui in assoluta buona fede, ad un nemico sostanzialmente inesistente, non accompagnato da una coscienza politica e da una analisi attualizzata su chi oggi sia effettivamente da considerare come una effettiva e consistente “minaccia fascista” rischia di spingere il movimento “antifa” all’autoreferenzialità o addirittura a venir manipolato dalle forze liberal-atlantiste di sinistra che, usando strumentalmente il valore dell’antifascismo, intendono contrastare in realtà quelle forze che rifiutano il globalismo e l’atlantismo.

L’antifascismo odierno è contro i rischi di Terza Guerra Mondiale

Il vero nemico oggi sono le forze liberal-atlantiste ed europeiste, spesso anche quelle socialdemocratiche e verdi, che spingono per il riarmo e la guerra contro le nazioni emergenti, che pur definendosi anti-razziste alimentano, ad esempio, la russofobia, che pur definendosi antifasciste e democratiche incitano alla censura nelle scuole di fonti e professori non omologate alla narrazione dominante (e dunque sempre accusati di essere complottisti, putiniani, ecc.). Il fascismo di oggi non è insomma incarnato da patetici gruppuscoli capaci soltanto di inscenare demenziali e odiose manifestazioni, bensì dal totalitarismo liberale che governa l’unipolarismo euro-atlantico, militarmente difeso dalla NATO: è quel potere che reprime il dissenso, censura le voci alternative,

limita la libertà di riunione e di espressione anche nelle scuole, e spinge l’Europa verso la Terza guerra mondiale.
In qualità di eredi dell’antifascismo e di comunisti è nostro dovere batterci contro i tentativi di repressione che oggi sono in corso nel nostro Paese. Cento anni fa questi tentativi erano incarnati dal fascismo, ossia la mano violenta della borghesia che vedendo i pericoli posti dal bolscevismo decise di schiacciare il movimento operaio. Sin dalla sua nascita in Italia e Giappone, propagatosi poi in Germania, Spagna e Portogallo, il fascismo ha l’obiettivo di irreggimentare un Paese intero, convertendo una società civile in un unico grande apparato militare gerarchico; questo con il benestare della borghesia, che dall’obbedienza e dalla sottomissione dei lavoratori ottiene margini di profitto maggiori senza che nessuno possa contestare, dal riarmo si assicurano alle grandi corporazioni militari degli appalti colossali e dalla guerra si inverte la caduta tendenziale del saggio di profitto. Queste dinamiche non ci sono aliene, in Svizzera ed in Europa sebbene non ci siano i fascisti al potere abbiamo modo di osservare uno svilupparsi di tendenze preoccupanti: in Polonia e Cechia i partiti comunisti sono stati messi al bando, in Romania l’UE annulla le elezioni solo perché a vincere non è gradito, e infine l’UE si permette di sanzionare senza procedure giudiziarie i nostri stessi cittadini poiche esprimono opinioni contro le provocazioni della NATO e a favore della neutralità come nel caso di Jacques Baud).

Il nostro dovere è quello di opporci con convinzione e fermezza alla guerra e ad ogni tentativo di provocarla da parte sia dei fascisti sia dei finti antifascisti. Per questo motivo chiediamo che l’Assemblea del 21 marzo 2026 riconosca le seguenti priorità:

  • organizzare un corso di formazione politica per i propri militanti sul fascismo e l’antifascismo nella storia e oggi.
  • rifiutare il militarismo e l’arruolamento nell’esercito atlantista svizzero a favore del servizio civile.
  • evitare di prestare il fianco a chi finisce per favorire inutilmente una strategia della tensione che porterebbe a un irrigidimento del sistema, limitando così gli spazi di agibilità democratica anzitutto per i partiti comunisti e i sindacati.
  • È necessario continuare la nostra denuncia di ogni fenomeno di autoritarismo da parte di UE, NATO e forze ad esse adiacenti come l’Ambasciata ucraina e lo stesso regime di Kiev. Parallelamente a ciò vanno sostenuti gli atti di resistenza antifascista da parte di singoli militanti come i fratelli Kononovich, ai quali ribadiamo il nostro pieno supporto.
  • nell’ottica di costruire un fronte unito contro UE e NATO e dunque contro le guerre imperialiste, dialogare con i giovani di sentimenti genuinamente patriottici o persino “militaristi” che sbagliando guardano alla destra nazionalista, al fine di convincerli che la lotta per la neutralità e la sovranità nazionale si sviluppano in modo compiuto solo in una prospettiva rivoluzionaria, antifascista e antirazzista.
  • Evitare che un “antifascismo” di nicchia prevalga e delegittimi agli occhi delle masse popolari, studentesche e lavoratrici, la lotta dei comunisti e della sinistra per la neutralità, la pace e i diritti sociali, regalando così consensi immeritati alla destra e all’estrema destra soprattutto da parte della classe operaia.