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Nei casi di reati che coinvolgono membri del clero, il rapporto commissionale sottoposto al voto del Gran Consiglio riconosce una gestione eccessivamente autonoma e spesso poco tempestiva dell’autorità ecclesiastica, il che conferisce a quest’ultima un potere che non si addice a un ordinamento laico come dovrebbe essere quello della nostra Repubblica.

Vanno infatti da sé due questioni: anzitutto, come riconosce lo stesso Consiglio di Stato, che le vittime di reati vadano tutelate allo stesso modo, sia che gli abusi siano stati commessi da cittadini laici sia da sacerdoti o in generale altri membri del clero e, in secondo luogo, che in uno Stato di diritto non è ammissibile che i religiosi godano di privilegi per reati che sono perseguiti dall’ordinamento giuridico secolare.

Come Partito Comunista riteniamo che la formulazione del controprogetto emerso dalla Commissione sia adeguata, sia dal punto di vista della tutela giuridica sia delle considerazioni politiche che ci competono come parlamentari. In particolare i nostri deputati Massimiliano Ay e Lea Ferrari hanno valutato positivamente l’estensione della casistica di potenziali vittime così come il principio “a imbuto”, ma anche il fatto che si imponga di rivolgersi direttamente al Ministero pubblico senza passare da corpi intermedi.

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