“Giornata per la Palestina” nei licei a rischio di censura?

INTERROGAZIONE

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Gli studenti del Liceo Cantonale di Bellinzona e di altre scuole ticinesi saranno presto protagonisti di un bell’esempio di autodeterminazione e di responsabilizzazione: una giornata di solidarietà per la Palestina martoriata dal genocidio ad opera di Israele (un termine – lo ricordiamo – che ormai è stato finalmente sdoganato anche dall’ONU e che quindi utilizziamo qui con assoluta tranquillità e legittimità). Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) ideatore della giornata, pur sottolineando la positiva collaborazione e il clima di dialogo con il DECS, ha recentemente per contro lamentato un tentativo di ostacolare e di appiattire i contenuti della Giornata da parte di alcune direzioni scolastiche. In particolare desta preoccupazione quanto accade al Liceo Cantonale di Bellinzona. In quest’ultima sede, infatti, sulle 16 proposte di attività presentate solamente 7 sono state accettate dalla Direzione: i sottoscritti deputati hanno avuto modo di leggere l’elenco delle attività e mal si comprende un tale impeto censorio trattandosi di proposte gestite da relatori competenti e dai contenuti consoni al tipo di giornata e al contesto educativo. È evidente che tagliare più della metà delle attività a meno di una settimana dall’evento mette in seria difficoltà gli organizzatori e potrebbe essere comprensibilmente letta come un’azione di sabotaggio che, ne siamo certi, non sia assolutamente nelle intenzioni del DECS.

Ci limitiamo per il momento a porre tre domande. Ci riserviamo il diritto di tornare prossimamente sulla questione non appena acquisiremo maggiori informazioni:

1) Per quale motivo tutte le attività i cui relatori facevano capo alla ONG umanitaria “Future in Peace” e all’Associazione Svizzera-Palestina sono state escluse? Una testimonianza raccolta fra i vertici della prima ONG affermano che la direzione del Liceo di Locarno abbia espresso addirittura timore che tale associazione possa essere accusata di presunte posizioni “anti-semite”. Corrisponde al vero? Se sì, si chiede di fornire le prove; se no si autorizzino le relative attività ritirando, se fosse stata proferita, l’infamante accusa.

2) Al Liceo di Bellinzona è stata abolita l’attività “Palestina e Svizzera: cosa possiamo fare per la pace?” la quale si prefiggeva di fornire “una panoramica sulle mosse diplomatiche a disposizione del governo svizzero nell’ottica di giocare un ruolo nella diplomazia internazionale in riferimento al genocidio di Gaza, con una riflessione finale su ciò che possono fare i cittadini. Seguirà un momento di discussione”. L’attività sarebbe stata tenuta da un dottorando con incarichi di assistenza all’insegnamento da ben cinque anni presso l’Università di Ginevra: per quale motivo è stato ritenuto inidoneo dal tenere un corso al Liceo di Bellinzona se può farlo in un ateneo svizzero? Chi ha preso questa decisione?

3) Sempre al Liceo di Bellinzona, sotto la responsabiljtà di una docente di quella sede, è stata proposta un’attività che si prefiggeva l’obiettivo di “proporre una riflessione critica sul ruolo delle istituzioni accademiche nel contesto dell’occupazione israeliana della Palestina”. In particolare si voleva “approfondire la collaborazione tra le università israeliane e il complesso militare-industriale israeliano per lo sviluppo di tecnologie belliche e infrastrutture di sorveglianza per la repressione e la pulizia etnica dei palestinesi, nonché il loro contributo alla produzione di discorsi che legittimano questa repressione”. Corrisponde al vero che l’attività è saltata perché avrebbe indagato il “coinvolgimento delle università svizzere, che mantengono progetti di ricerca con atenei israeliani e la sistematica repressione di ogni forma di solidarietà studentesca con il popolo palestinese da parte delle stesse università”? Non si tratta infatti di opinioni, ma di dati di fatto: numerosi atenei svizzeri hanno questo tipo di collaborazione (alcuni li hanno sospesi) e per un anno il tema è stato oggetto di mobilitazioni imponenti da parte di studenti e professori: per quale motivo al Liceo di Bellinzona non se ne può parlare?

Massimiliano Ay e Lea Ferrari, deputati in Gran Consiglio

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