La Pretura riconosce la lesione della personalità del Partito Comunista da parte del quotidiano “LaRegione”

Un precedente particolarmente significativo e una vittoria politica per la dignità dei comunisti e il buon giornalismo!

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Il 13 aprile 2021, pochi giorni prima delle elezioni comunali di quell’anno, il quotidiano LaRegione attaccava pesantemente il Partito Comunista con un trafiletto presuntamente satirico in prima pagina, nel quale venivamo definiti dei “fanatici”, accusati di “cecità ideologica” e lasciato intendere non solo una collusione del nostro Partito con prassi criminali (stupri, repressioni, ecc.) ma anche che fossimo finanziati da governi esteri. A tutte queste illazioni avevamo risposto a suo tempo con il seguente comunicato stampa: link.

Dopo aver consultato i membri, avevamo però ritenuto necessario reagire con maggiore forza, intraprendendo così un’azione civile di protezione della personalità volta a tutelare l’onore e la reputazione del Partito, citando in giudizio il quotidiano bellinzonese. A distanza di due anni, dopo la chiusura al dialogo inizialmente dimostrata da quest’ultimo e un’aspra procedura contenziosa, la sentenza del Pretore di Locarno Città, on. Marco Agustoni, è stata emessa.

Con soddisfazione comunichiamo che, avendo riconosciuto una lesione illecita della personalità del Partito Comunista, il giudice ha condannato laRegione a togliere l’articolo incriminato che ancora risultava accessibile sul suo sito internet e sulla sua pagina Facebook. Benché non sia stata accolta la nostra richiesta di un rimborso pecuniario, sottolineiamo che da parte nostra l’intera procedura è stata affrontata senza patrocinio e grazie alle energie militanti del nostro Partito.

Il Pretore ha anzitutto riconosciuto al Partito Comunista la personalità giuridica: se ce ne fosse ancora bisogno, insomma, i comunisti esistono! In seguito il Pretore ha stabilito che l’impressione generale negativa suscitata dall’articolo contro il nostro Partito era manifesta: in buona sostanza essa costituiva un eccesso oggettivamente denigratorio e soprattutto infondato, poiché comunicava al lettore una contiguità fra il PC e pratiche criminali. Il giudice ha poi confermato che diverse espressioni utilizzate hanno configurato dei giudizi di valore eccessivi che svalutano la considerazione del PC. In questo contesto, è stato confermato che quell’articolo non aveva alcun reale scopo informativo ed era volto solo a dileggiare e ad arrecare danno al Partito Comunista. E’ stato quindi riconosciuto che il compito informativo dei media non si assolve con intenti vessatori e non può giustificare una simile lesione della personalità, ancorché nei confronti di un attore politico.

Questa sentenza – che, vale la pena esplicitarlo, al Partito Comunista non porta alcun beneficio finanziario, anzi! – rappresenta un precedente particolarmente significativo ed è una vittoria politica non solo per la dignità dei comunisti svizzeri, ma anche del buon giornalismo!

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