Il 26 settembre il popolo ticinese si esprimerà sull’introduzione nella Costituzione del “Referendum finanziario obbligatorio” e sul relativo controprogetto. Entrambe le proposte in votazione stabiliscono che le decisioni del Gran Consiglio che concernono una spesa pubblica superiore a un certo limite sono da sottoporre al voto popolare. Per i comunisti entrambe le proposte sono da rifiutare. Sebbene ci siamo spesso trovati a lottare contro delle proposte di spesa pubblica da noi ritenute sbagliate (si pensi, caso recente, al finanziamento pubblico dell’aeroporto di Lugano), crediamo che sottoporre spese e investimenti in modo generalizzato al voto popolare presenti alcune criticità.

La più importante è il rischio di rallentare gli investimenti pubblici, essenziali per lo sviluppo del nostro Cantone. Il Partito Comunista è convinto che lo sviluppo economico e sociale del Ticino necessiti di un maggior intervento dell’ente pubblico, che attraverso investimenti di natura strategica sappia orientare la crescita con una prospettiva di lungo periodo volta a migliorare le condizioni di vita delle classi popolari. Bisogna poi ricordare che la possibilità di referendum (facoltativo) sulle spese pubbliche esiste già e necessita della raccolta di 7000 firme in 60 giorni. In questo modo, i cittadini possono dimostrare, con la loro partecipazione, che il tema è sentito e necessita di un voto popolare.

In secondo luogo, il referendum obbligatorio potrebbe lasciare più spazio ad atteggiamenti regionalistici, che già non sono mancati nella storia del Cantone, per cui gli investimenti a vantaggio di una determinata area geografica potrebbero essere bocciati dai cittadini abitanti altrove. L’intervento dello Stato è però cruciale proprio per la riduzione degli squilibri regionali e per lo sviluppo delle zone periferiche: alimentare le divisioni in tal modo è dunque controproducente, quello che serve è invece una maggior solidarietà interregionale che possa garantire uno sviluppo generale ed equilibrato di tutto il Cantone.

Infine, va ricordato come la spesa pubblica svolga generalmente una funzione di redistribuzione della ricchezza sociale. Grazie alla progressività del carico fiscale (in base alla quale un cittadino ricco paga – o dovrebbe pagare – proporzionalmente di più rispetto ad un cittadino povero), i servizi pubblici e gli aiuti sociali erogati dallo Stato garantiscono un sostegno sostanziale alle classi popolari. Sottoporre al referendum obbligatorio ogni nuova spesa pubblica significherebbe mettere a rischio quegli interventi essenziali per riequilibrare (almeno parzialmente) le gravi disparità di reddito e di ricchezza che permangono nella nostra società, condizionando in modo negativo lo stesso iter legislativo che ha garantito in alcuni casi delle importanti conquiste.

È sintomatica anche la provenienza politica di questa proposta, ovvero le frange più liberiste della classe politica ticinese guidate da Sergio Morisoli, già promotrici del famigerato “freno al disavanzo”. È chiaro che l’obiettivo di questi signori è quello di rallentare qualsiasi investimento pubblico a favore della collettività. Il Partito Comunista si oppone a tutte le misure liberiste che tentano di ridurre il ruolo dello Stato nell’economia e nella società e che aprono la strada a tagli nella socialità, nella sanità e nella scuola: votiamo quindi NO al referendum finanziario obbligatorio e NO al controprogetto!

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