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ISTANZA D’INTERVENTO
In merito alla decisione del Municipio di Lugano di procedere alla
demolizione di parte dell’ex Macello, bene di proprietà della Città di
Lugano

Gentili signore, egregi signori,

chiedo alla Sezione enti locali un intervento teso ad accertare le molto
verosimili illegalità prodottesi il 29 maggio 2021, nei giorni precedenti e nei
giorni successivi, in seno e da parte del Municipio di Lugano, relativamente
alla demolizione di parte dell’ex Macello.

  1. Richiesta di attivarsi per la demolizione dell’ex Macello da parte
    della polizia di Lugano precedente ad una decisione municipale –
    Esistenza di un piano di demolizione noto solo a pochissimi
    Municipali?

    Secondo l’articolo del sito Area del 2 giugno 2021: “Alle ore 17.50 di
    sabato, quando il corteo del centro sociale autogestito il Molino è fermo
    davanti all’ex Macello, il vice comandante della polizia comunale di
    Lugano telefona a tre imprese edili per allertarle di attivarsi per la
    successiva demolizione dell’ex Macello. La polizia aveva dunque
    deciso lo sgombero e la demolizione del Centro sociale quasi un’ora
    prima dell’occupazione dello stabile Vanoni.”
    Questa richiesta di attivarsi fatta a ditte edili da parte della Polizia alle
    17:50 indica l’esistenza di un piano, che prevedeva la demolizione della
    parte dell’ex Macello utilizzata dall’autogestione. Chiedo alla Sezione
    enti locali di accertare se tale piano di demolizione della Polizia era noto
    a uno a o più Municipali e in tal caso se questo fatto rispetta la Legge
    organica comunale, segnatamente il principio basilare sancito
    dall’articolo 80 cpv. 1: “Il Municipio esplica funzioni esecutive, dirigendo
    collegialmente gli affari comunali in base alle competenze previste dalla
    legge.
  2. Decisione di demolizione presa solamente da 5 Municipali su 7
    Il sito bluewin.ch riporta quanto affermato dalla Municipale Karin
    Valenzano Rossi, responsabile del Dicastero sicurezza e spazi urbani:
    «La demolizione dell’ex Macello non era un’opzione sul tavolo: la
    soluzione è stata indicata per ragioni di sicurezza durante le operazioni
    di sgombero e il Municipio ha dato il suo nullaosta. È stata un’azione di
    forte valenza simbolica, della quale probabilmente non eravamo così
    consapevoli. Ma l’obiettivo era preservare l’integrità delle persone e la
    sicurezza in generale».
    La Municipale responsabile del Dicastero Immobili (Gestione e
    manutenzione immobili – Edilizia pubblica), Cristina Zanini Barzaghi,
    non è stata consultata nella decisione del Municipio di sgombero e di
    demolizione dell’ex Macello, secondo quanto indicato nel suo
    comunicato stampa riportato dal medesimo sito.
    “I servizi del Dicastero immobili e la sottoscritta erano completamente
    all’oscuro delle modalità dell’operazione di polizia: la decisione è stata
    presa di fretta nella notte senza consultazione di tutto il Municipio».
    Il sito Ticinonews riporta inoltre la dichiarazione di un secondo
    Municipale, che non è stato coinvolto nella decisione del Municipio di
    demolizione dell’ex Macello: “La decisione del Municipio, lo ricordiamo,
    è stata presa dalla maggioranza ma non tutti i municipali erano
    d’accordo con questo passo. Tra questi troviamo Roberto Badaracco, il
    quale ai microfoni di Radio3i ha dichiarato di non essere nemmeno
    stato contattato per la distruzione della struttura legata all’autogestione.
    “Sabato pomeriggio pensavo filasse tutto liscio. In serata la collega
    Karin Valenzano Rossi mi ha chiamato per dirmi che i Molinari avevano
    occupato l’ex Vanoni, e mi è stato confermato che sarebbero andati
    avanti con lo sgombero, perché questa era la decisione di maggioranza
    presa durante l’ultima seduta dell’esecutivo”, spiega Badaracco. “Io ho
    confermato la mia linea e la mia idea sulle modalità e i tempi inadeguati
    utilizzati dal Municipio”.
    “Non sono stato contattato per la demolizione”
    Dopo quella telefonata, però, Badaracco non ha più sentito nessuno.
    “Ho saputo in piena notte della demolizione dello stabile e il giorno
    dopo ho chiamato la mia collega chiedendo come mai avessero scelto
    di fare questo passo”, prosegue il municipale. La collega – spiega – ha
    detto di aver contattato soltanto i favorevoli allo sgombero, dando per
    scontato che i colleghi già oppositori non fossero d’accordo con la
    demolizione. “Ho fatto notare che un’informazione del genere deve
    arrivare a tutti”.
    Chiedo alla Sezione enti locali di accertare se questa decisione
    d’urgenza, fatta coinvolgendo cinque municipali su sette, rispetta la
    Legge organica comunale, segnatamente il principio basilare sancito
    dall’articolo 80 cpv. 1: “Il Municipio esplica funzioni esecutive, dirigendo
    collegialmente gli affari comunali in base alle competenze previste dalla
    legge.”
  3. Decisione di demolizione senza rispettare la legge edilizia
    Il seguente comunicato del Sindacato UNIA del 2 giugno 2021
    denuncia la violazione molto probabile dell’obbligo legale di valutare,
    tramite una ditta specializzata, i pericoli di presenza di sostanze
    dannose alla salute degli operai in caso di interventi su edifici
    antecedenti al 1990:
    “Come risulta dalla documentazione della Commissione paritetica
    competente cui è stato notificato l’impiego straordinario di personale,
    sono in totale 23 i lavoratori che hanno operato nella notte e per tutta la
    giornata di domenica. Ventitré lavoratori esposti a un rischio enorme e
    nel pieno disprezzo delle chiarissime disposizioni di legge: prima di
    avviare qualsiasi lavoro di ristrutturazione, demolizione o manutenzione
    occorre verificare se nell’edificio sono presenti materiali contenenti
    amianto. E se vi è il sospetto di una presenza (dato se la costruzione,
    come nel caso dell’ex macello, è antecedente al 1990), il datore di
    lavoro deve accertare accuratamente i pericoli e deve valutare i relativi
    rischi. In Ticino dal 2014 vige inoltre l’obbligo, nel caso di demolizione o
    trasformazione, di fare allestire una perizia a un’azienda specializzata.
    Municipio, polizia e imprese hanno agito nell’illegalità
    Nel caso in esame, stando alle informazioni che abbiamo potuto
    raccogliere, non è stato fatto nulla di tutto questo: gli operai sono stati
    mandati, in piena notte e allo sbaraglio, ad abbattere un edificio
    probabilmente pieno zeppo d’amianto e ad immettere polvere killer
    nell’aria della città. Unia ha le prove documentali che almeno una delle
    tre imprese che nelle prime ore e per tutta la giornata di domenica
    hanno eseguito la demolizione e la messa in sicurezza ha infatti
    ricevuto l’ordine d’intervento da parte del comando della polizia di
    Lugano soltanto alle 17:50 di sabato 29 maggio. Tenuto conto che
    l’operazione non era stata preparata in precedenza (almeno stando alle
    dichiarazioni ufficiali) e che in poche ore non sarebbe stato possibile
    «accertare accuratamente i pericoli» e «valutare i relativi rischi», si può
    ritenere che il Municipio di Lugano, la Polizia e le tre imprese coinvolte
    abbiano agito in piena illegalità ed esposto lavoratori e cittadini a un
    grave pericolo per la loro salute. Di fronte a circostanze tanto
    inquietanti, il sindacato Unia, auspicando che la magistratura faccia in
    tempi ragionevoli piena luce sull’accaduto, rinnova l’appello a tutti i
    datori ad attenersi scrupolosamente alle norme e alle direttive in
    materia di protezione della salute dei lavoratori e della popolazione.
    Riporto infine quanto scritto nel sito del Corriere del Ticino in risposta
    ad una domanda fatta nella conferenza stampa del Municipio di Lugano
    organizzata domenica 30 maggio 2021:
    Domanda- V’era una licenza per l’intervento di demolizione?
    «La misura è stata presa d’urgenza con il voto del Municipio. Per
    questo non c’era una richiesta di licenza per la demolizione, verrà fatta
    una sanatoria», spiega Valenzano Rossi. «Molte delle domande che
    esaminiamo ogni giorno sono in sanatoria», ribadisce Lombardi.
    Chiedo alla Sezione enti locali di accertare se la decisione di
    demolizione in urgenza rispetta la Legge organica comunale e la Legge
    edilizia: la domanda è evidentemente se la demolizione rientra sotto i
    casi urgenti dell’art. 121 LOC o se si è trattata di una forzatura
    ideologica, che getta sconcerto tra la cittadinanza e nelle istituzioni
    locali.
    Chiedo anche alla Sezione enti locali di accertare quali Dicasteri e
    Divisioni sono stati coinvolti nella decisione di demolizione in urgenza:
    segnatamente il mancato coinvolgimento dei funzionari del Dicastero
    immobili di Lugano, competente per la Gestione e manutenzione
    immobili – Edilizia pubblica della Città di Lugano (e cognito delle norme
    della Legge edilizia), è stato un atto illegale e temerario, che ha
    potenzialmente messo in pericolo la salute degli operai e degli abitanti
    del quartiere dove è sito l’ex Macello?
  4. Conclusione
    Chiedo che la Sezione enti locali faccia al più presto piena luce sulla
    legalità/illegalità dei processi decisionali e amministrativi della Città di Lugano
    nella demolizione dell’ex Macello, ritenuto che la vicenda sta suscitando forti
    emozioni e tensioni nella cittadinanza e nelle istituzioni politiche locali.
    Occorre fare chiarezza anche per porre un freno alla perdita di credibilità
    dell’esecutivo del Comune di Lugano e al danno d’immagine subito dalla Città
    di Lugano con la demolizione inconsulta e repentina dell’ex Macello.

Ringrazio per la cortese attenzione e porgo i migliori saluti

Raoul Ghisletta, presidente PS Lugano e consigliere comunale

Cofirmatari: Stefano Araujo, responsabile sezione PC Lugano; Edoardo Cappelletti, consigliere comunale PC Lugano; Mattea David, consigliera comunale PS Lugano; Dario Petrini, consigliere comunale PS Lugano; Nina Pusterla, vicepresidente PS Lugano; Marilena Ranzi-Antognoli; Sergio Roic; Filippo Zanetti, Carlo Zoppi, consigliere comunale PS Lugano

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