La decisione del Consiglio federale di abbandonare i negoziati sull’accordo quadro con l’Unione Europea è estremamente tardiva ma sostanzialmente corretta: il governo ha finalmente preso atto della forte opposizione politica, sociale e sindacale contro questo accordo che ci avrebbe ingabbiati nell’UE neoliberale e guerrafondaia piegata ai diktat della NATO, sacrificando la nostra neutralità e la nostra sovranità, già oggi peraltro limitata dagli accordi bilaterali che stanno distruggendo il nostro mercato del lavoro e che spingono costantemente a un deleterio processo di liberalizzazione economica, ad esempio in materia di appalti pubblici.

In modo particolare, ricordiamo infatti che l’accordo avrebbe comportato un deciso allentamento delle misure d’accompagnamento, gettato le basi per una progressiva privatizzazione dei servizi pubblici, imposto una ripresa del diritto europeo su minaccia di sanzioni e assoggettato la Svizzera a una giurisdizione della Corte di giustizia dell’UE: tutte prescrizioni che sarebbero andate a detrimento della garanzia dei diritti sociali, dello sviluppo dell’economia nazionale e della salvaguardia delle istituzioni democratiche del Paese.

Occorre smetterla di spaventare la popolazione con lo spauracchio del benessere economico vincolato a Bruxelles: oltre al fatto che l’accesso al mercato europeo è garantito dalla’ALS e dagli accordi dell’OMC, il benessere della Svizzera non deve dipendere dall’UE, un’entità peraltro perennemente in crisi, che ha mandato alla malora il popolo greco solo pochi anni fa, del tutto incapace persino di una minima solidarietà interna durante la pandemia: l’UE sia dal lato politico che da quello economico risulta insomma semplicemente inaffidabile per i lavoratori.

Il Partito Comunista da anni ripete che per salvaguardare la neutralità e l’indipendenza della Confederazione occorre programmare un’economia produttiva nazionale diversificando nel contempo i nostri partner commerciali e cioè guardando anzitutto verso i mercati emergenti dell’area economica euro-asiatica a partire dalla Nuova via della seta e dalla partecipazione del nostro paese all’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB). E’ quella l’area economica con effettive prospettive di crescita e che nel contempo non impone nulla al nostro Paese a differenza delle imposizioni anche legislative che avremmo dovuto digerire con l’Accordo quadro di natura imperialista che abbiamo evitato.

CONDIVIDI