L’articolo “L’eskimo e la giacchetta”, apparso il 13 aprile ’21 in prima pagina, non firmato ed evidenziato con titolo colorato e carattere corsivo mi ha lasciato amaramente di stucco.

In primo luogo per il tono offensivo e velenoso nei confronti di una forza politica locale (il Partito comunista) e verso i suoi attuali membri (“in giacchetta da piccoli diplomatici”), nonché “quelli di una volta, un po’ smunti e ingobbiti per la batosta” e abbigliati con l’eskimo: una banale caricatura di persone che per la verità si vestono in maniera del tutto normale, a volte persino elegante. In secondo luogo per la brutta accusa di fanatismo. In terzo luogo per la richiesta di abiura da parte di altri partiti (“Verdi e PS tra gli altri”) nei confronti dei comunisti ticinesi.

Se il PC (in Ticino ma anche altrove) è legittimamente criticabile per la sua rigidità ideologica e la sua visione delle dinamiche internazionali, non è in nessun caso corretto offendere i suoi militanti scrivendo che “un fanatico è sempre un fanatico”.

Una valutazione oggettiva e seria della politica ticinese mostra che i rappresentanti comunisti nelle istituzioni (Gran Consiglio e Comuni) e nelle associazioni civili hanno sempre operato con forza ideale sì, ma anche con pragmatismo, senso della realtà e rispetto delle regole. Fanatici dunque? Non mi sembra proprio! E mi consta che questo giudizio sia condiviso da molti, anche distanti dalle posizioni del PC.

Il fanatismo è altra cosa. Anzi un’ulteriore valutazione oggettiva e seria ci indica che nella sinistra ticinese il pc è proprio la forza meno incline al settarismo ideologico nell’affrontare i problemi reali, a volte molto più pragmatica e concreta dello stesso PS (o della sua corrente maggioritaria). Perché allora un attacco così gratuito e cattivo? Un articolo del genere non porta di certo acqua al mulino del confronto e del dibattito, anzi chiude tutte le porte in maniera poco (o niente del tutto) liberale e democratica. Sembra quasi che l’anonimo estensore, lui sì, abbia preso a modello certi paesi o “certi tangheri” da lui stesso aborriti. A meno che l’articolo, essendo in corsivo, non volesse cavalcare la satira e l’ironia: tentativo fallito.

Marco Ferrazzini, già vice-sindaco di Chiasso e già deputato in Granconsiglio


 

Replica: linciaggi mediatici degni della guerra fredda!

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