55° anniversario del massacro dei comunisti in Indonesia

Uno dei più grandi massacri del 20° secolo, di cui però non si parla mai visto che i mandanti erano i "democratici" USA e le vittime erano comuniste!

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Il 30 settembre 1965 in Indonesia iniziò il tragico massacro che produsse un numero di vittime quantificabile fra le 500mila e il milione di morti. Ad essere sterminati furono in primis i membri e i simpatizzanti del Partito Comunista Indonesiano (in indonesiano Partai Komunis Indonesia, PKI) che era allora il terzo partito comunista più grande del mondo dopo quello sovietico e cinese e che godeva di ampio consenso elettorale fra i cittadini indonesiani.

Il PKI – oltre a guidare le lotte operaie locali – sosteneva le posizioni anti-colonialiste del presidente indonesiano Sukarno, il quale apprezzando il lavoro e la lealtà del PKI aprì il suo governo ad alcuni esponenti comunisti, che assunsero così importanti funzioni quali vice-ministri e sottosegretari. L’influenza politica e sindacale, la linea rigorosamente anti-imperialista del PKI, nonché il suo impegno per l’indipendenza nazionale indonesiana, non piacquero agli USA i quali furono i sostenitori morali e finanziari del massacro atto a impedire che un’altra popolosa nazione asiatica optasse per una trasformazione in senso socialista.

La stessa CIA fornì all’esercito indonesiano del generale golpista Suharto una lista di sospettati comunisti da reprimere: fu pure impartito l’ordine di giustiziare il segretario generale del Partito, il compagno Aidit che morì il 22 novembre. Qualche mese dopo il generale Suharto mise formalmente al bando il PKI, tutte le sue organizzazioni collaterali e tutti i movimenti progressisti indonesiani. Il rapimento e la successiva destituzione del presidente Sukarno, nonché la formazione del governo militare portò l’Indonesia sulla via della dittatura che durò fino al 1998: un trentennio di tirannia, nel quale la memoria del PKI, del suo consenso popolare, delle sue conquiste sociali e della sua tragica fine fu letteralmente cancellato dalla memoria dell’Isola.

Fu uno dei più grandi massacri del ventesimo secolo, quasi sempre assente nei nostri manuali scolastici, dai documentari in televisione e in generale dal dibattito storico accademico. Solo nel 2012 in un suo rapporto, la Commissione indonesiana per i diritti dell’uomo (Komnas-Ham) riconobbe il “crimine contro l’umanità” costituito dalla repressione anticomunista del 1965: inchieste internazionali tuttavia non sono mai state promosse. La solita storia, che si ripete ancora oggi con altri paesi: Venezuela, Siria, Corea del Nord, Bielorussia, Cina, ecc. sono continuamente oggetto di fake-news con lo scopo di giustificare agli occhi dell’opinione pubblica sanzioni economiche, ingerenze politiche, senza escludere nemmeno “rivoluzioni colorate” o aggressioni militari.

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