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La scuola media è davvero uguale per tutti? PDF Stampa E-mail
Scritto da Massimiliano Ay   
Mercoledì 10 Maggio 2017 13:49

INTERROGAZIONE

Un articolo pubblicato sul periodico “L’Inchiesta” (maggio 2017) dall’eloquente titolo “La scuola media non è uguale per tutti” riprende i dati statistici resi noti dal DECS circa le scelte degli allievi al termine della seconda classe della scuola media. Risultano differenze molto marcate soprattutto nella scelta dei livelli A e B. Intervistati, alcuni direttori delle scuole medie prese in esame, si sono espressi motivando la propensione ai livelli base di tedesco o all'abbandono del francese con la presenza in sede di ragazzi di origine straniera con difficoltà quindi nell’apprendimento delle lingue non avendo totale padronanza della stessa lingua italiana oppure ancora a "tradizionali legami con la Svizzera interna"; altri invece giustificano la situazione con la localizzazione geografica della sede e la “vocazione maggiormente professionale” di una determinata regione.

Pongo pertanto al lodevole Consiglio di Stato i seguenti quesiti:

1. Una delle motivazione per cui si passò alla scuola media unica rispetto alla precedente divisione fra scuole maggiori e ginnasi fu proprio il tentativo di superare le differenze geografiche, che invece sembrano persistere. La localizzazione geografica di una sede di scuola media e la “vocazione maggiormente professionale” di una regione sono motivazioni condivise? Come si pensa di agire affinché esse non rappresentino ostacoli strutturali per il diritto allo studio?

2. La riforma “La scuola che verrà” (la cui fase di consultazione è recentemente terminata) prevede un certo grado di autonomia degli istituti. Il DECS stesso ne ammette i rischi, arrivando a prevedere un monitoraggio della situazione, atto ad evitare diseguaglianze fra le sedi scolastiche. Non crede il governo che, alla luce delle statistiche di cui sopra, occorrerebbe ancora maggiore precauzione in questo ambito?

3. Il capo dell’Ufficio dell’insegnamento medio, rispondendo alla rivista di cui sopra, ritiene plausibile il fatto che nella sede di Tesserete gli studenti rinuncino al latino perché perderebbero altrimenti il bus per tornare a casa. Anche il Consiglio di Stato è di questa opinione? Come si intende intervenire affinché il trasporto pubblico non sia un intralcio all’offerta didattica?


Massimiliano Ay, deputato del Partito Comunista (PC)

 

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