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Intervento: "...diritti civili e diritti sociali" PDF Stampa E-mail
Scritto da Simone Romeo   
Mercoledì 30 Novembre 2016 20:43

Care compagne, cari compagni, gentili ospiti e delegati,

Il mio intervento di oggi di struttura su tematiche che abbiamo difficoltà ad affrontare in modo costante, proponendone una nostra chiave di lettura: mi riferisco a quelli che oggi vengono – piuttosto impropriamente – comunemente chiamati diritti civili. Diritti verso cui ci siamo spesso posti in modo critico, soprattutto perché siamo intervenuti di riflesso a una certa tipologia “di sinistra” che li ha espropriati del loro valore sociale e carattere di classe, assurgendoli a baluardo di lotte a carattere individualistiche di varie comunità d’interesse, spesso controproducenti per una trasformazione sociale reale.
In questa sede intendo oggi portare la vostra attenzione su questa tematica, che a mio avviso non deve essere oggi lasciata alla sinistra liberal, o ai molti sterili programmi europei, per riallacciarmi alla risoluzione, a avviso che anticiperò delle tematiche del documento in discussione domani, soprattutto per quanto riguarda il tema che dà il nome al congresso odierno: la comunità. Tematica dei diritti civili quindi, che non deve essere lasciata a loro perché non diventi ulteriore strumento di frammentazione di classe, ma che venga invece ricollegata e inserita in un quadro di diritti sociali ed economici. Bisogna quindi che i vari gruppi che ritengono di essere portatori di interessi particolari, li inseriscano in un quadro generale “di classe”, comprendendo come essi vadano inseriti in un contesto più ampio. Ribadisco: occorre considerare l’interesse particolare all’interno dell’interesse generale.
Faccio riferimento a considerazioni riguardanti le questioni di genere, la libertà di relazioni e le rivendicazioni del movimento LGBTIQ, ai diritti di alcune comunità particolari, ma anche alle frammentazioni entro questi stessi movimenti. Quello che non va fatto è non occuparsi del problema come partito. Certo: è si tratta di una questione di tempo, risorse ed energie. Ma si tratta di un tema che non può essere eluso, o bollato come tematica individualista a prescindere. Trascurare settori della popolazione che ritengono di essere discriminati, o credono di necessitare di maggiori diritti, è controproducente: essi vanno invece compresi, analizzati, studiati e se possibile ricondotti all’interno di un contesto di lotta il più possibile comune, ampio e trasversale. Ma ciò va fatto con umiltà nell’avvicinarsi e comprendere le questioni: se no tanto vale non occuparsene. Se si lasciano in toto queste tematiche ai radical chic, alla sinistra liberal, ma anche al tipo di libertà liberale oggi osannato, che ne fanno spesso una questione di mero individualismo e che “va bene a prescindere”, si perderà sia il possibile carattere di classe di alcune esse, o si scadrà nella dinamica de “il mio interesse contro il tuo”. Sulla questione femminile, che prendo come esempio nell’ampia sfaccettatura, basterebbe riprendere le considerazioni di Friedrich Engels ne “L’ordine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato” - ri-attualizzandole e comprendendo le differenze storiche e trasformazioni avvenute - dove scrive: «La moderna famiglia singola è fondata sulla schiavitù domestica della donna, aperta o mascherata, e la società moderna è una massa composta nella sua struttura molecolare da un complesso di famiglie singole. Al giorno d’oggi l’uomo, nella grande maggioranza dei casi, deve essere colui che guadagna, che alimenta la famiglia, per lo meno nelle classi abbienti; il che gli dà una posizione di comando che non ha bisogno di alcun privilegio giuridico straordinario.». Basta guardare ancora oggi le problematiche di discriminazione salariale presenti in Svizzera, dove le donne in media guadagnano il 20% di salario in meno, dove le politiche del Welfare relativamente alle famiglie e alla conciliazione di vita domestica e lavoro (sia per uomini che per donne, intendiamoci bene) sono ancora estremamente deficitarie, dove la morale cattolico-borghese si abbatte ancora su molte categorie, riproponendo meccanismi di frammentazione e dominio cari a chi detiene il potere.
Un aneddoto storico può aiutare a comprendere nel concreto l’incrocio di interessi di cui parlo: il sostegno della comunità omosessuale (ma anche di quella “femminile”) ai minatori inglesi durante le grosse mobilitazioni e scioperi – terminati amaramente con la vittoria della Thatcher – dove sia le donne in quanto lavoratrici ma anche portatrici di discriminazioni particolari, sia la comunità omosessuale vittima di discriminazioni e poi delle leggi della Lady di Ferro, si unirono a supporto dei minatori in sciopero sia materialmente nel sostenerli durante la lotta, sia manifestando assieme. Non fu una coabitazione facile, basti pensare all’ambiente sociale e dei minatori della Gran Bretagna in quegli anni, ma significa comunque che chi si riteneva discriminato, aveva capito che aveva più chances di ottenere miglioramenti sociali se si univa e sosteneva le lotte dei lavoratori in sciopero.
Riconoscere i propri interessi particolari e coagularsi di fronte a un “nemico” comune esplicito è certamente più semplice. Ma tuttavia è una situazione dove una comunità si viene a creare (e un congresso che fa della community il suo slogan, proprio al funzionamento delle comunità di ogni genere dovrebbe dedicare una riflessione critica, cogliendone funzionamento, attitudini virtuose e criticità: si tratta pur sempre di un fenomeno ambigui e contraddittorio). Comunità storicamente significa presenza di un “noi”. E se quelle che oggi chiamiamo comunità (ma anche associazioni, organizzazioni) invece che rivendicare condizioni particolari per sé a scapito degli altri come spesso accade nella società capitalistica – con la complicità di molti che si dicono “di sinistra” – comprendessero che è necessario aggregarsi contro chi promuove le discriminazioni, comprendessero e facessero propri gli interessi anche delle altre persone (e lo stesso discorso lo potremmo fare oggi con le problematiche relative al lavoro e i conflitti tra migranti e autoctoni che viviamo), coagulandosi con una guida politica, dei fronti diversi potrebbero nascere.
Concludo invitando ancora una volta ad appropriarci direttamente di questi temi, portandoci in prima fila e facendo valere un discorso serio, di classe e ricollegando sempre i diritti civili ai diritti sociali. Rilancio quindi la discussione in vista di domani sul tema della comunità e dell’universo a esso collegata, invitando il Partito – se davvero intraprenderà la strada dell’interesse verso questo tema – a concepire dei gruppi di studio e di lavoro che analizzino queste tematiche. Grazie.

 

 

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