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Intervento: "...no all'UE, sì ai BRICS" PDF Stampa E-mail
Scritto da S. Campagnuolo   
Mercoledì 30 Novembre 2016 20:20

Care compagne, cari compagni,
la risoluzione che stiamo discutendo affronta vari temi, ne vorrei approfondire qualcuno in particolare.
Inizio con l’Unione Europea perché credo che a sinistra si debba finalmente fare chiarezza su questo aspetto. L’ Unione Europea viene presentata dai paesi fondatori come un’ unione di popoli accomunati da stessi interessi. L’obbiettivo principale è lo sviluppo economico basato sulla liberalizzazione dei mercati tra i vari paesi aderenti. In realtà in questo processo di unificazione i popoli non c’entrano affatto, dato che non sono stati essi a creare l’ UE. Tutto è stato compiuto fin dall’ inizio dalla borghesia che spinta dai propri interessi di classe ha calpestato le aspirazioni dei ceti più sociali più bassi. Gli stati membri si trovano oggi vincolati dalle scelte dei tecnocrati di Bruxelles senza avere praticamente più potere decisionale, e lo scopo di tutto ciò è  uniformare artificialmente le aree dell’ unione. Inoltre i popoli si devono confrontare con i tagli al welfare come l’esperienza greca, ad esempio, ha dimostrato tutta la sua gravità. All’ interno dell’ unione ci sono paesi forti (come Germania e Francia)  e poi i paesi subordinati (dell’est europa) che vengono usati come periferia produttiva. Questo crea un problema di tipo gerarchico. La politica estera dell’ UE è chiaramente di stampo imperialista in quanto cerca di creare un forte mercato atlantico con l’ appoggio degli USA e nel medesimo tempo, isolare i BRICS creando così una controproducente guerra economica.
Dentro questo conflitto imperialista rientrano anche i pericolosi trattati di libero scambio delle merci con gli USA (TTIP) e l’ accordo per lo scambio di servizi (TISA). Questi due trattati tanto voluti da Bruxelles e Washington avrebbero conseguenze dannose come la dipendenza dal mercato atlantico e la privatizzazione dei servizi, servizi che sono già presi di mira dalla borghesia.
La Brexit prima e l’elezione di Trump dopo hanno fatto dubitare l’applicazione di questi trattati, ma non dobbiamo farci illusioni perché l’imperialismo non abbandona così facilmente i suoi piani. La Svizzera in questo mondo multipolare che si sta formando deve smarcarsi dall’ UE e dal mercato transatlantico, trovando accordi commerciali in primis con i BRICS.
Parlando, con i miei amici di libera circolazione e dumping salariale, ci siamo accorti che si è creato un conflitto fra lavoratori (ticinesi e frontalieri). Con i salari più bassi che vengono percepiti dai frontalieri i datori di lavoro ticinesi hanno trovato un’ occasione perfetta per avere manodopera a basso costo. Dalla discussione abbiamo dedotto che ci vorrebbero un salario minimo garantito a livello nazionale. E sull’ UE molti mi dicono che i popoli dei paesi non hanno più democrazia.
Adesso vorrei ribadire la linea del Partito che mi auguro questo Congresso confermerà: in un contesto del genere, di grandi cambiamenti geopolitici, per noi è importante avere relazioni con le nazione nelle quali i governi sono di stampo comunista oppure in cui i comunisti hanno ruoli di responsabilità e, inoltre garantire buoni rapporti con i partiti ML (marxisti-leninisti) così da avere scambi di idee e una buona cooperazione.
In conclusione, dal mio punto di vista il Partito deve continuare a sostenere la scuola pubblica, che sempre di più viene colpita dai tagli delle finanze cantonali. Oltretutto rimanendo nell’ ambito scolastico dobbiamo essere  sempre ben presenti tramite il sindacato degli studenti (SISA). Per quanto riguarda il settore dei servizi ci tengo che il Partito lotti sempre contro lo smantellamento che sta avvenendo negli ultimi anni, come ad esempio la chiusura di uffici postali, di sportelli per la consulenza, ecc... in modo che tutti possano usufruire di questi servizi senza alcun problema.

 

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