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Intervento di scarico del 22° Comitato Centrale PDF Stampa E-mail
Scritto da Edoardo Cappelletti   
Mercoledì 30 Novembre 2016 14:06

Care compagne, cari compagni,
Amiche e amici,
Stimati ospiti,
sono tre gli anni che ci dividono dall’ultimo congresso, ma gli ideali che guidano la nostra azione non sono cambiati, e anzi, si sono rinsaldati nella convinzione di essere riusciti a diffonderli, oltre ogni ostacolo, anche in quest’ultimo lasso di tempo. Nel 2013 dicevo che i comunisti hanno la pelle dura, e arrivano da lontano per andare molto lontano. Ora, nel 2016, ci tengo a riprendere ancora questo concetto. Ma attenzione, compagni, a crearsi false illusioni: non si arriva lontano senza camminare, sudare e talvolta inciampare. Dobbiamo esserne coscienti, avere in chiaro la nostra meta, e sapere quindi che non potremo raggiungerla dall’oggi al domani.
Dare continuità alle tesi del 2011, qui, in questo congresso, e nel recente operato del Partito, è stata così una grande prova di modestia e pragmatismo. Modestia, poiché riconosciamo i nostri attuali limiti privilegiando, a un dannoso avventurismo, la costruzione paziente di un serio progetto politico. Pragmatismo, in quanto siamo stati pronti a inserirci nelle diverse forme di lotta per dare il nostro contributo di comunisti, sia pure consapevoli delle contraddizioni che ciò potesse comportare. Insomma compagni, molto si può dire, ma non che il Partito Comunista abbia avuto paura di sporcarsi le mani con la politica concreta. Alla faccia di chi, ancora oggi, per ignoranza od opportunismo, tende ancora a definirci una formazione arroccata su posizioni settarie ed estremiste. Al contrario, abbiamo dimostrato di saperci confrontare con i problemi più immediati della popolazione, avendo bene in chiaro che il consenso non si costruisce con slogan roboanti, ma con la ricerca di soluzioni coraggiose e praticabili; con l’inserimento del Partito Comunista all’interno del dibattito democratico del paese; con la creazione di un clima di fiducia attorno ai comunisti. Guardandoci indietro, dalla campagne contro il militarismo elvetico, a quella sul declino della piazza finanziaria, sino ai numerosi interventi su questioni comunali, cantonali e nazionali, senza scordare le manifestazioni di solidarietà internazionale per la Siria, la Palestina e l’Ucraina, possiamo quindi dire che i comunisti ci sono stati, e che non sono stati a guardare.
Seppure riconoscendo i nostri limiti, abbiamo voluto schierarci nello scacchiere politico, piuttosto che emarginarci. Nel contempo, in questo scacchiere, possiamo però dire di non essere stati sempre bianchi oppure neri. Invisi da entrambe le parti, da destra a sinistra, ci siamo impegnati a conservare la nostra indipendenza politica. Collaborando, quando fosse possibile: è il caso della battaglia contro la pianificazione ospedaliera, delle intese trovate a livello comunale o del sostegno ai referendum lanciati contro i tagli del Cantone. Ma anche distanziandoci, quando necessario: è sufficiente pensare al controverso reddito di base incondizionato, il quale, dopo avere incantato buona parte della sinistra ticinese, ha visto però contrari i comunisti. In quest’ottica, elaborando analisi critiche, propositive e mai scontate, la nostra autonomia è stata anche di pensiero. Ne è una dimostrazione il giornale #politicanuova, che in questi anni, con costanza, creatività e grande lucidità, ha delineato la posizione dei comunisti sull’attualità locale e internazionale. L’appiattimento sulle posizioni altrui, infatti, non sarebbe stato solo sintomo di stagnazione ideologica, ma pure in contraddizione con la diversità dei comunisti rispetto alle altre forze politiche. Non da ultimo, è proprio l’analisi politica che ci ha consentito di fare rientrare il nostro lavoro, anche quello sui temi più secondari, all’interno di una visione ampia e di lungo periodo. E’ una questione di coerenza, nel senso che, avendo in chiaro dove si vuole arrivare, sappiamo che ogni nostro passi andrà nella direzione indicata; ma anche di cultura politica, perché se c’è qualcosa che ci ha guidato negli ultimi anni, è proprio la convinzione che la sinistra si schianta laddove si accontenta di amministrare, senza un preciso obiettivo, e senza una strategia di cambiamento.
Una strategia che, insieme alle altre forme di lotta, abbiamo ritenuto dovesse supporre anche la partecipazione alle elezioni, nella fattispecie quelle comunali, cantonali e nazionali. Le ultime contese elettorali non sono state soltanto un’occasione per promuovere le nostre istanze, ma soprattuto, con l’elezione di svariati compagni nei Consigli comunali e, vale la pena sottolinearlo, del compagno Ay nel parlamento cantonale, di dimostrare la nostra capacità di incidere sui diversi livelli della politica. Anche in questo caso, non rinnegando la nostra identità, ma anzi rafforzandola nella capacità di sapere lavorare da comunisti anche nelle istituzioni, si è perciò trattato di alimentare il clima di fiducia attorno al Partito. Non è un caso che, dove disponiamo di una presenza nei legislativi, abbiamo riscontrato una maggiore facilità nell’ottenere risultati concreti e radicarci sul territorio. Tuttavia, il che sarà un obiettivo dei prossimi anni, dal lavoro nelle istituzioni dovremo riuscire a trarre il massimo vantaggio, sfruttando cioè ogni margine politico a disposizione. Più concretamente, ciò significa che i nostri rappresentanti dovranno avere una preparazione adeguata per intervenire con forza nei rispettivi consessi. Non è insomma sufficiente avere una formazione ideologica, per quanto essenziale, ma occorre anche saperla tradurre in proposte concrete quando vi è la possibilità per farlo.
In questo senso, l’avvicinamento alla società civile, alle associazioni progressiste, il fatto di agire da comunisti anche al di fuori del Partito Comunista, è stato un’importante tassello sul quale dovremo ancora a puntare. In primo luogo perché il nostro apporto a queste realtà costituisce, alla fine, ciò che definiamo come egemonia culturale, ovvero la capacità di influenzare l’operato di determinati gruppi sociali. Secondariamente, poiché la partecipazione a queste associazioni, essendo impegnate su questioni specifiche, offrono l’accesso a un bagagio di conoscenze utili per arricchire il programma del Partito, e questo soprattutto in sede di politica istituzionale. A titolo d’esempio, basti pensare al Sindacato degli Studenti e Apprendisti, all’associazione ecologista OKKIO e ai Liberi pensatori, dove siamo stati presenti con vari compagni. Sono conoscenze insomma, di cui abbiamo tavolta sofferto la mancanza ma che, per una formazione giovane come la nostra, sono necessarie per fare un salto di qualità. Necessarie in definitiva, per avere un Partito Comunista che, con responsabilità e autorevolezza, sia in grado di trovare soluzioni credibili alle diverse contraddizioni della società.
Se è vero che, negli ultimi anni, la gioventù che ci ha animato è stato un punto di forza, è altrettanto vero che, crescendo i militanti, ha dovuto anche crescere la maturità politica del Partito, e questo anche per quanto concerne le conoscenze di cui parlavo. In questo senso, la formazione intrapresa da molti compagni nel campo scientifico, umanistico e professionale, costituisce un valore aggiunto per l’organizzazione stessa, del quale dovremo sapere approfittare. D’altro canto, il rovescio della medaglia è stato proprio l’invecchiamento dei militanti, o meglio, il loro allontanamento (non sempre rimpiazzato) dal lavoro nel movimento giovanile. Una tendenza non certo allarmante, ma che dovrà spingere ulteriormente la Gioventù Comunista a impegnarsi nel suo campo d’attività: per aggregare le nuove generazioni e per formare, in ottica futura, nuovi quadri per il Partito.
Per concludere, ci tengo a completare questo bilancio con una menzione, per quanto sottintesa, a un elemento senza il quale la continuazione di questo progetto politico non sarebbe stata possibile. Mi riferisco all’impegno profuso negli anni da tutti i compagni, che con il loro contributo, piccolo e grande, e commisurato alle possibilità di ognuno, ci ha permesso di arrivare oggi a discutere del nostro futuro. Un ringraziamento va a tutti loro, con la speranza di potere arrivare, al prossimo Congresso, ancora più forti e numerosi.
Grazie per l’attenzione, e buon lavoro a tutti.

 

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