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Risoluzione: "Adesione alla 'Dichiarazione comune del PRCF e di FP'" PDF Stampa E-mail
Scritto da Direzione   
Martedì 15 Novembre 2016 01:40

RISOLUZIONE

Adesione alla “Dichiarazione comune del PRCF e di FP”

Il Partito Comunista decide di aderire alla seguente dichiarazione:

Il Fronte Popolare d'Italia e il Polo di Rinascita Comunista in Francia lottano per l'uscita dei nostri paesi, da sinistra, dall'Unione Europea e dalla sua moneta, l'euro, che sono le armi di distruzione di massa delle conquiste sociali strappate con dure lotte dalle nostre classi operaie e dai nostri popoli contro il capitalismo. La natura di classe dell'UE e dell'euro al servizio esclusivo del grande capitale, rende la costruzione europea irriformabile. "L'UE sociale e democratica" è una menzogna, una cortina fumogena, un'illusione mortale.
Esiste un'incompatibilità assoluta tra l'UE e il progresso sociale: tutte le politiche portate avanti congiuntamente dalla socialdemocrazia e dalla destra sono consistite nella demolizione mattone per mattone dei servizi pubblici e delle tutele del lavoro, nell'abbassamento dei salari e delle pensioni, nell'aumento dell'età pensionabile, nelle privatizzazioni, ecc. Ciò a causa non del debito o di una cattiva gestione, non della finanza che sarebbe folle, ma dell'esigenza del capitale di ottimizzare i suoi profitti e dunque di rafforzare lo sfruttamento dei proletari, messi in concorrenza gli uni contro gli altri col pretesto della "economia di mercato aperta al mondo, dove la concorrenza è libera e non falsata" con cui i trattati sovranazionali definiscono l'UE. I mandatari del potere del grande capitale, che sono i governi della destra e della finta sinistra, non fanno che applicare la tabella di marcia fissata dall'UE, braccio istituzionale del grande capitale e macchina da guerra imperialista impegnata in un partenariato strategico con la NATO.
Esiste un'incompatibilità assoluta tra l'UE e la democrazia secondo ammissione dello stesso Juncker, presidente della Commissione Europea (ex primo ministro del Lussemburgo, dove si è conquistato i galloni agli occhi del capitale facendo del suo paese una zona di non-diritto per i capitali, ex governatore del FMI ed ex governatore della BERD), che dichiarava in occasione del referendum del 2005 in Francia sulla costituzione europea: "Se vince il SI, diremo: si va avanti; se vince il NO, diremo: si continua". In effetti vinse il NO, ma la destra e il Partito Socialista commisero un tradimento ignorando la volontà del popolo. Nel 2015 egli dichiarò nuovamente, a proposito della Grecia: "Dire che tutto cambierà perché c'è un nuovo governo ad Atene, è scambiare i propri desideri per la realtà [...] Non vi possono essere scelte democratiche contrarie ai trattati europei". Com'è possibile osare affermare dopo ciò, come fa il Partito della Sinistra Europea (SE), che l'UE possa essere trasformata in strumento democratico, quando essa semplicemente nega la possibilità di tenere conto della volontà dei popoli? Ciò equivale a comportarsi da quinta colonna della borghesia in seno al movimento operaio e democratico.
È altresì vero che la SE ha abbandonato un'altra dimensione della democrazia: la difesa della sovranità nazionale. L'UE non soltanto non rispetta la sovranità dei popoli, ma demolisce le nazioni che sono lo spazio in cui si esprime la democrazia. Le nazioni che sono il fondamento dell'internazionalismo, ossia della fratellanza e della solidarietà nella lotta dei lavoratori di tutto il mondo contro il capitalismo. Come diceva Jaurès: "Poco internazionalismo allontana dalla patria, molto vi ci riconduce". Quanto a Gramsci e Togliatti, rifiutano il nichilismo nazionale, come del resto Dimitrov. Antonio Gramsci rinfaccia ai fascisti: " Voi fascisti condurrete l'Italia alla rovina e a noi comunisti spetterà di salvarla". I comunisti hanno vinto quando si sono identificati con la lotta per l'emancipazione sociale e per l'indipendenza nazionale.
Le nostre due organizzazione lottano anche per l'uscita dalla NATO. È noto a tutti che la NATO sia, come l'UE, uno strumento al servizio dell'imperialismo. La NATO è guerra. Ovunque questa struttura imperialista destabilizza, sovverte, sabota, aggredisce le forze progressiste o semplicemente patriottiche e i paesi che non accettano totalmente il giogo imperialista. La NATO minaccia gravemente la pace mondiale con la sua politica di provocazione, in particolare contro la Russia, e di sovra-armamento. Essa semina la guerra in Europa, in Medio Oriente, accendendo incendi che possono un domani bruciare il mondo. In Ucraina i dirigenti dell'UE e della NATO si spingono fino a sostenere un governo pro-nazista. Una delle condizioni per la pace è l'uscita dalla NATO, immediata e unilaterale.
Le nostre organizzazioni lottano per l'uscita dal capitalismo. La lotta per il progresso sociale, per la democrazia e per la pace implica l'uscita dal capitalismo che è la fonte, la causa ultima e centrale delle crisi, della disoccupazione di massa, dello sfruttamento del lavoro e di continenti interi, delle guerre, di regressi sociali e civili di ogni tipo. Così come della distruzione della natura. Perché se si prende sul serio la difesa dell'ambiente, delle condizioni della vita, dell'acqua, dell'aria, del cibo, inevitabilmente ci si scontra con la logica capitalista il cui unico motore è il profitto illimitato. Tale dimensione sterminatrice del capitalismo deve essere sottolineata, come ha fatto Fidel Castro in molteplici dichiarazioni.
Le nostre organizzazioni combattono la criminalizzazione dell'URSS e della prima esperienza storica del socialismo. Esse rigettano in particolare lo scandaloso accostamento tra il Terzo Reich e la patria della Rivoluzione d'Ottobre in nome della categoria ideologica del "totalitarismo", perché tale accostamento serve soltanto a demonizzare la lotta di classe rivoluzionaria, al contempo  banalizzando e riabilitando surrettiziamente il fascismo. Assumiamo le prime esperienze di costruzione del socialismo come una parte fondamentale del processo di apprendimento del movimento rivoluzionario del mondo intero che occorre analizzare dialetticamente per trarne gli insegnamenti necessari alla costruzione del socialismo nel XXI secolo.
Per conseguire questi obiettivi, per dar vita a un processo rivoluzionario che permetta di porre il socialismo all'ordine del giorno, le nostre organizzazioni si richiamano agli orientamenti di principio del VII Congresso dell'Internazionale comunista e sottolineano il ruolo d'avanguardia svolto da Maurice Thorez nell'adozione della strategia di Fronte Popolare che ha permesso ai PC di svolgere un ruolo centrale e motore nella Resistenza antifascista e patriottica e poi nelle conquiste sociali della Liberazione. Esse ritengono che i comunisti debbano riunire intorno alla classe operaia i settori anti-monopolisti in fronti popolari per un'alternativa antifascista, patriottica, progressista, ecologica che apra la via al socialismo.
Le nostre organizzazioni lavorano alla rinascita del partito comunista nei loro rispettivi paesi, perché il partito comunista rimane lo strumento organizzativo e di lotta della classe operaia e dunque un'imperiosa necessità
Infine le nostre due organizzazioni auspicano di sviluppare l'unità d'azione dei comunisti nei loro paesi e ovunque su basi marxiste-leniniste, senza opportunismo, senza settarismo, senza dogmatismo, lungi dalle pose ma risolutamente rivolti all'azione, alle masse e alla gioventù popolari.

 

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