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Risoluzione: "Riportare la scuola pubblica al centro del dibattito" PDF Stampa E-mail
Scritto da Casella / Robertini   
Martedì 15 Novembre 2016 00:59

RISOLUZIONE

Riportare la scuola pubblica al centro del dibattito

(Z. Casella; L. Robertini)

 

1. I sistemi scolastici dei paesi a capitalismo avanzato stanno attraversando una fase di profondo mutamento. Le pressioni del capitale globale, esercitate attraverso organi istituzionali da esso egemonizzate (tra le quali, limitandoci ad un contesto europeo, possiamo annoverare l’OCSE e l’UE), stanno spingendo l’istruzione verso una nuova era, quella della “mercificazione”, che dovrebbe soppiantare quella della cosiddetta “massificazione”. Quest’ultima non corrisponde infatti più alle esigenze di un mercato del lavoro anch’esso in radicale rivoluzione, per effetto della globalizzazione economica e delle innovazioni tecnologiche.


2. La ridefinizione del ruolo dei sistemi educativi poggia su due assi principali. In primo luogo viene proposto un totale ripensamento dell’impostazione pedagogico-didattica della scuola, che dia spazio a una nuova gamma di “competenze” strettamente funzionali ad una mobilità lavorativa estremamente accentuata dal nuovo contesto economico. Secondariamente viene espressa la “necessità” di una riorganizzazione strutturale dei sistemi scolastici, i quali dovrebbero venir decentralizzati quanto più possibile e resi permeabili agli interventi del capitale privato.

3. Tali mutamenti non hanno naturalmente risparmiato la Svizzera e il Ticino, anzi. Il concordato HarmoS è infatti l’applicazione in “salsa elvetica” delle direttive sopracitate, di cui in Ticino si è fatto portavoce il ministro socialista M. Bertoli, tramite il progetto di riforma della scuola dell’obbligo intitolato “La scuola che verrà” (pur con qualche aggiunta che si può considerare interessante). Purtroppo l’opposizione a tale progetto neo-liberale è stata e rimane alquanto deludente: a livello politico, solo PC e MpS hanno criticato questa nuova impostazione della scuola pubblica, mentre la socialdemocrazia ticinese ha sostanzialmente accettato acriticamente le proposte giunte dal proprio ministro. Lo stesso scenario si è riproposto anche a livello sindacale: mentre una minoranza del panorama associativo si è opposta con dure e fondate critiche alla riforma (come dimostrano le posizioni del SISA o del Movimento della Scuola), la maggiore sigla legata alla socialdemocrazia si è rifugiata in un’adesione legata più a dinamiche partitiche che non ad un’analisi fattuale delle innovazioni proposte. Al protagonismo del PS è poi succeduta l’offensiva dell’ultradestra, che ha anticipato qualsiasi proposta dei partiti borghesi storici: l’iniziativa parlamentare di AreaLiberale denominata “La scuola che vogliamo” ha sostanzialmente “completato” il progetto del DECS con una serie di modifiche alla Legge della scuola che vanno a proporre una configurazione della scuola dell’obbligo strettamente aderente ai principi di cui sopra.

4. In un tale contesto, il Partito Comunista deve necessariamente proporsi come alternativa sia alle progettualità antidemocratiche proprie del pensiero neo-liberale dominante, sia all’apatia della socialdemocrazia nostrana. Il 23° congresso del PC auspica quindi che il partito si profili in difesa del diritto allo studio e del carattere pubblico dell’istruzione, in particolare:
- Respingendo il progetto di riforma “La scuola che verrà” e l’iniziativa parlamentare di Sergio Morisoli e Paolo Pamini intitolata “La scuola che vogliamo”;
- Riaffermando pubblicamente la validità del modello inclusivo della scuola media e evidenziando i pericoli che questo corre a causa delle proposte di riforma succitate;
- Riportando al centro del dibattito pubblico e parlamentare le vere problematiche che mettono sotto pressione il diritto allo studio in Ticino, ovvero: la carenza di risorse (umane, infrastrutturali, e finanziarie), un’eccessiva selettività a partire dal settore secondario superiore, una distinzione troppo netta tra formazione intellettuale e manuale, un’assenza di partecipazione democratica da parte delle componenti della scuola, ecc.

 

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