Svizzera
Treni e autopostali: ne servono di piú! PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione   
Giovedì 25 Marzo 2010 15:39

Ogni anno per l'esercito vengono spesi quattro miliardi di franchi; il pacchetto di salvataggio delle banche è pure composto da miliardi e miliardi di franchi; ecc. Tuttavia il Consiglio federale ritiene appropriato lo smantellamento continuo in vari ambiti di dominio pubblico: saranno così soppresse 160 tra linee autopostali e ferroviarie in tutta la Svizzera. In questo quadro di riduzione generalizzata il Ticino si trova ad essere un contesto in cui queste manovre registrano un'importante intensità. Infatti apprendiamo come nel nostro Cantone verranno soppresse 14 linee regionali situate in prevalenza nei territori montani.

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L'educazione non é in vendita! PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione   
Martedì 24 Novembre 2009 19:44

La Gioventù Comunista (movimento giovanile del Partito Comunista ticinese, e a livello nazionale del Partito Svizzero del Lavoro) appoggia ed è parte integrante dello sciopero degli studenti universitari che dalla scorsa settimana hanno occupato alcuni fra gli atenei svizzeri. Gli studenti comunisti sono infatti anch'essi in prima linea nel movimento a Berna, Zurigo e forse presto pure a Losanna.

Oltre che a schierarsi a favore di tali lotte la Gioventù Comunista ribadisce che il sistema universitario elvetico non può più andare avanti: tagliare gli investimenti pubblici all'educazione significa non solo aprire agli sponsor privati che minano l'indipendenza della ricerca, ma pure alzare le tasse d’iscrizione. Ciò non fa altro che portare svantaggi a coloro che non fanno parte di famiglie ricche: quasi l'80% degli studenti universitari è costretto a lavorare per garantirsi gli studi e questo impedisce la regolare frequenza dei corsi. Il rischio è che presto l'università ritorni ad essere una realtà d'élite in cui vige una forte selezione sociale. La Riforma di Bologna va poi ad aggravare questi problemi.

In tutta Europa si tengono occupate le principali aule delle varie università. Bisogna opporsi alle riforme neoliberali, le quali stanno smantellando il diritto di studio e trasformando le università in semplici succursali delle multinazionali. I giovani comunisti si augurano che gli studenti in lotta continuino a tener duro fino al soddisfacimento delle rivendicazioni espresse dalle assemblee. Per avere un buon fine le trattative in corso coi rettori di Berna e Zurigo necessitano però di un continuo rapporto di forza e di un ampio consenso.

 
Si al divieto di esportare armi PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione   
Lunedì 23 Novembre 2009 09:36

La Svizzera è un paese neutrale e patria della Croce Rossa. Sembrerebbe essere il luogo in cui ogni cosa viene fatta per il bene della collettività e dove l’azione politica trova le sue fondamenta nei principi dell’etica o, almeno, cosi si dice... L’esportazione di materiale bellico è per il bene di chi? Per il bene dei governi esteri che usano le nostre armi contro il proprio popolo? Forse per tutti quei paesi che vedono le nostre granate uccidere decine di civili innocenti ogni anno e con questo pure le loro legittime speranze di sviluppo e di felicità? Sarebbe auspicabile chiedersi se l’esportazione delle armi non sia che una mera operazione funzionale ai profitti di pochi industriali che fanno passare i loro interessi per quelli dell'intera economia nazionale e di tutti quegli individui che investono il proprio capitale nella produzione di materiale bellico.

Le aziende produttrici di armi, nel caso in cui la richiesta del Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE) dovesse venire accettata, minacciano (e generano false paure) servendosi del meschino espediente dei licenziamenti. Questo è l'ennesimo ricatto che viene perpetrato nei confronti della popolazione! Nel caso dovesse prevalere il SI esistono infatti dei piani di gestione e di riconversione (in produzioni di beni e servizi civili) per le aziende che operano in questo campo. Una riconversione porterà ad investire in un’economia più stabile e sicura, come per esempio nel settore delle energie rinnovabili. Sebbene la lobby delle armi chieda di votare no per il bene dei propri dipendenti, questo comportamento è un insulto al buon senso ed all’intelligenza delle persone: ora ci tocca credere che alla destra economica ed ai grandi imprenditori stia a cuore la sorte di chi perde (?) la propria occupazione? Il comportamento del padronato e della destra è senz’altro da condannare, come è pure da condannare il tentativo di infiltrazione e di spionaggio nei confronti del GSsE da parte della Farner RP (un’agenzia di comunicazione e relazioni pubbliche) su mandato delle potenti lobby delle armi.

Il nostro paese si è macchiato e si sta macchiando le mani con il sangue altrui, non possiamo più continuare in questo modo, per questo motivo ci appelliamo alla saggezza del nostro popolo ed invitiamo a votare SI il prossimo 29 novembre all’iniziativa per il divieto di esportare materiale bellico. Il nostro paese ha cose migliori da esportare, piuttosto che armi.

 
La tassa militare va abolita! PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Domenica 26 Luglio 2009 21:27
I giovani svizzeri dichiarati inabili al servizio militare sono attualmente costretti a pagare una tassa militare che finisce a ingrossare le casse già troppo piene dell'esercito. Si tratta di una palese discriminazione perché essa non rispetta i problemi fisici o psichici del coscritto, che secondo l'esercito non gli permettono di prestare servizio. Inoltre essere dichiarati inabili al servizio militare significa anche non poter nemmeno accedere al servizio civile come obiettore di coscienza. La Corte Europea dei Diritti Umani il 30 aprile scorso si è pronunciata contro la tassa militare svizzera. Il nostro Paese ha tempo tre mesi per ricorrere, ma il segnale politico è ad ogni buon conto molto forte. La Gioventù Comunista chiede a questo punto di abolire immediatamente la tassa militare (che fra l'altro è una misura rarissima nel mondo) e di parificare finalmente il servizio militare con il servizio civile. La nostra linea politica, in linea con la richiesta di abolizione dell'esercito rivendicata dal Partito Svizzero del Lavoro, resta chiara: né un uomo, né un soldo per un esercito che collabora con la NATO, con Israele e che vuole inviare i nostri militari all'estero come carne da macello per il signor Obama! 
 
Solidarietà a Paly Curty, giovane renitente alla leva militare PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 25 Marzo 2009 21:13

La Gioventù Comunista ticinese ha appreso della vicenda di Pali Curty un giovane punito in modo vergognosamente severo per aver rifiutato la scuola reclute da un tribunale militare svizzero.

Il ragazzo all’età di 18 anni stava facendo un apprendistato. Quando ricevette l'ordine di marcia per il reclutamento non ci andò senza chiedere di essere richiamato successivamente. Per questo venne condannato a 2 mesi con la condizionale, che non dovette scontare. Poi per quasi sei anni l’esercito non si fece più sentire, fino a quando, a 24 anni, gli arrivo un nuovo ordine di marcia al quale novamente non rispose per supposti problemi psicologici. Ora - tre anni dopo - è stato condannato per rifiuto di servizio a 12 mesi senza la benché minima condizionale. Da lunedì 23 marzo sta scontando la pena in un carcere di Lucerna.

Il ragazzo avrebbe potuto evitare il servizio militare in modo più tranquillo senza arrivare a questi estremi, lo ammettiamo. Tuttavia non è normale che per un "reato" simile si vada ancora in carcere nel XXI secolo e per la durata di un anno senza nemmeno la possibilità di adempiere il servizio civile. La Gioventù Comunista ticinese solidarizza quindi con il detenuto, condannando la decisione di incriminare e condannare un giovane perché non motivato a servire il militarismo elvetico. Temiamo si trattidi una pena volutamente esemplare (cioè non necessariamente giusta!) per fare paura ai nuovi reclutandi, spingendoli a un atteggimento conformista e lealista nei confronti dell'esercito.

Come giovani e come comunisti chiediamo il pieno riconoscimento dell’obiezione di coscienza e di ragione, ossia la totale parificazione tra servizio militare e servizio civile e una maggiore informazione nelle scuole e alle giornate informative pre-reclutamento sul diritto (previsto dalla legge) di non prestare servizio militare. Ribadiamo inoltre la nostra volontà di abolire l’esercito svizzero attuale, sempre più allineato alle forze imperialiste di UE e NATO, e la ridistribuzione in progetti di pubblica utilità dei soldi spesi oggigiorno per mantenere una struttura sessista, classista e imperialista che serve ormai solo per difendere le classi dirigenti internazionali in occasione del WEF, o per difendere il capitale globale in missioni guerrafondaie come quella che si sta paventando in Somalia. Infine, la Gioventù Comunista ritiene che la giustizia militare, perlomeno in tempi di pace, sia assolutamente da abolire.

 
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