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La tassa militare va abolita! |
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Scritto da Administrator
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Domenica 26 Luglio 2009 21:27 |
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I giovani svizzeri dichiarati inabili al servizio militare sono attualmente costretti a pagare una tassa militare che finisce a ingrossare le casse già troppo piene dell'esercito. Si tratta di una palese discriminazione perché essa non rispetta i problemi fisici o psichici del coscritto, che secondo l'esercito non gli permettono di prestare servizio. Inoltre essere dichiarati inabili al servizio militare significa anche non poter nemmeno accedere al servizio civile come obiettore di coscienza. La Corte Europea dei Diritti Umani il 30 aprile scorso si è pronunciata contro la tassa militare svizzera. Il nostro Paese ha tempo tre mesi per ricorrere, ma il segnale politico è ad ogni buon conto molto forte. La Gioventù Comunista chiede a questo punto di abolire immediatamente la tassa militare (che fra l'altro è una misura rarissima nel mondo) e di parificare finalmente il servizio militare con il servizio civile. La nostra linea politica, in linea con la richiesta di abolizione dell'esercito rivendicata dal Partito Svizzero del Lavoro, resta chiara: né un uomo, né un soldo per un esercito che collabora con la NATO, con Israele e che vuole inviare i nostri militari all'estero come carne da macello per il signor Obama! |
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José Pinera non è persona gradita! |
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Scritto da redazione
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Giovedì 21 Maggio 2009 18:41 |
Il 29 maggio 2009 l’Associazione dei Liberisti ticinesi organizzerà presso il Canvetto luganese un incontro sul tema delle pensioni. Relatore di "onore" (?) sarà José Pinera. Occorre chiarire che questo individuo ricopriva la carica di ministro del lavoro e della "sicurezza sociale" ai tempi della dittatura militare di Augusto Pinochet in Cile, arrivato al potere con uno dei colpi di stato più sanguinosi della storia latinoamericana, costato la vita anche al presidente socialista Salvador Allende, democraticamente eletto, provocando non solo la repressione di sindacalisti, studenti, operai, militanti politici di sinistra e democratici, ma attuando pure una feroce politica neoliberista che distrusse ogni forma di stato sociale, a partire dalle pensioni, con effetti catastrofici sulle fasce più deboli della società. Inutile dire che Pinera nel 1981 uscì dal governo per favorire una transizione alla democrazia. Egli infatti assunse i propri incarichi esecutivi nel 1978, in piena consapevolezza dei crimini commessi dal suo padrone a partira del golpe dell'11 settembre 1973. Consideriamo vergognoso che l'Associazione Liberisti Ticinesi tenti di sdoganare nella nostra società un personaggio simile, complice di un sanguinario tiranno fascista, per propagandare le proprie tesi economiche basate sull'egoismo e la teoria del più forte. Tutto ciò costituisce un affronto ai sentimenti democratici della nostra popolazione, un insulto ai tanti profughi cileni che dovettero abbandonare la propria terra per sfuggire ai massacri dei fascisti cileni (fra cui Pinera), così come è una mancanza di rispetto organizzare tale evento presso il Canvetto luganese, un ritrovo pubblico che ha fatto dell'integrazione sociale e della convivenza pacifica la sua bandiera. I firmatari di questo appello dichiarano José Piñera personaggio non gradito e invitano gli organizzatori a disdire questo increscioso evento. - Gioventù Comunista - EmatomA (punk proletario) - Comité CheMarx, Ginevra - Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti SISA - Comité Mémoire et Justice - Genève - CS()A il Molino
- Kommunistische Jugend Bern - e altri... |
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Videogiochi violenti: vietarli è la soluzione? |
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Scritto da Administrator
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Martedì 31 Marzo 2009 21:06 |
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I deputati liberali ticinesi Giovanni Merlini e Walter Gianora hanno recentemente proposto di vietare la produzione, l'importazione e la vendita di videogiochi con contenuti violenti. Sarà interessante conoscere la reazione delle multinazionali informatiche e del gioco ma dal lato educativo si tratta solamente di una soluzione "cerotto", che non ci convince affatto. È vero, esistono videogiochi crudeli, che esaltano la violenza fine a se stessa e in generale di pessimo gusto. Tuttavia è chiaro anche che il videogioco è una forma di espressione, e come tutte le arti altro non è che lo specchio della società. Se si volesse dunque essere coerenti fino alla fine, per proteggere i giovani si dovrebbe far diventare la violenza un tabù sociale, si dovrebbe proibire una lista infinita di svaghi e arti, dalla musica a certi cartoni animati, dai travestimenti di carnevale alle fiabe dove i principi decapitano i draghi. Senza considerare le giornate di promozione dell'esercito - come quelle tenutesi lo scorso anno a Lugano - dove ai bambini venivano dati in mano fucili e bazooka non certo virtuali. O si decide di operare sul campo culturale per la pace, impedendo alle multinazionali la libertà di inserire nel mercato dello svago determinati prodotti, alla TV di trasmettere certi contenuti e si abolisce persino il servizio militare, oppure il tutto sarà solo parziale e di facciata. Dubitiamo però che la classe politica egemonica in Ticino consideri le ipotesi precedenti plausibili. Non ci resta dunque che proporre di lavorare su altre basi. Siamo convinti (da generazione che è nata assieme ai videogiochi) che sia soprattutto l'abuso degli stessi (come di qualsiasi altra cosa) a poter influenzare una persona a tal punto da indurla a commettere atti violenti nella vita reale. Peraltro le situazioni di violenza sono spesso determinate dal disagio sociale e familiare che non potrà essere risolto tramite un divieto sui videogiochi ma semmai con interventi strutturali nella società individualista del consumismo e della redditività a tutti i costi dove l'appagamento necrofilo e sessuale - al di là dei giochi elettronici in mano ai ragazzi - viene comunemente mercificato e banalizzato. La Gioventù Comunista è contraria a questo tipo di divieti imposti da una classe politica assolutamente ipocrita: crediamo che la soluzione stia nell'investire nella prevenzione e nella responsabilizzazione dei giovani. I giovani spesso, anche nel nostro Paese, non dispongono di sufficienti spazi di autorganizzazione dove poter praticare sport amatorialmente, coltivare i propri interessi, dove poter soddisfare e sviluppare le proprie attitudini artistiche ed espressive nella musica, nella grafica, nella recitazione, nella letteratura, ecc. Si offra quindi loro non solo alternative di svago, ma si lavori anche sulla coscienza e la conoscenza per evitare l'abuso di qualsiasi prodotto di consumo. |
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Trasporti pubblici gratuiti: giovani comunisti arrabbiati con il PS! |
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Scritto da Administrator
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Giovedì 23 Aprile 2009 20:35 |
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L'11 maggio del 2007 la Gioventù Comunista (ex-Giovani Progressisti) lanciò un'iniziativa popolare che chiedeva "trasporti pubblici gratuiti ai giovani in formazione (studenti e apprendisti) e alle persone che necessitano delle prestazioni complementari". Dopo il fallimento della raccolta firme, dovuto in primo luogo ad una limitata forza militante, l'idea venne ripresa e presentata a settembre in Gran Consiglio dal leghista Luciano Canal. Preso atto di quanto accaduto in questi ultimi giorni, noi giovani comunisti non possiamo che ritenerci profondamente delusi dalla bocciatura della proposta da parte del parlamento ticinese. Un simile progetto politico non è affatto "romantico" come l'ha definito il direttore del dipartimento del territorio Marco Borradori: si tratta invece di una misura concreta di "salario indiretto", un paracadute sociale che coinvolgerebbe specialmente le giovani generazioni che devono confrontarsi con questo momento di grave crisi economica senza sapere che ne sarà del loro futuro. Siamo assolutamente indignati del mancato sostegno da parte del Gruppo socialista: se infatti il PLR fa un tipico discorso monetarista e di "meno Stato", che è perlomeno coerente con le loro disastrose tesi liberiste, il PS, distanziandosi dai Verdi, dai Comunisti e dalla sua stessa base, assume tratti vergognosamente antisociali e anticlassisti, perdendosi in dettagli che sarebbero potuti essere migliorati in fase attuativa della proposta. Più che di limiti dell'iniziativa, qui si deve probabilmente parlare di rabbia perché la proposta, dopo l'iniziativa comunista, era stata ripresa dal partito "sbagliato". Il fatto, poi, che tra le fila PS si abbia avuto il coraggio di definire l'idea "populista" è vergognoso, perché se avere più diritti significa essere populisti, lo siamo pure noi, e i famosi "kompagni", come li definisce (a torto) Giuliano Bignasca, dovrebbero riflettere a fondo delle proprie azioni e tornare a difendere realmente la socialità. Di tutto ciò i giovani e gli anziani di estrazione sociale non privilegiata se ne ricorderanno!
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