La repressione moralista contro i giovani che alzano troppo il gomito PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 16 Marzo 2010 10:04

La Gioventù Comunista esprime la propria perplessità circa la creazione a Zurigo di un centro di momentanea detenzione destinato a quei giovani che, durante i momenti di svago, vengono ritrovati in uno stato di ebbrezza che potrebbe potenzialmente renderli poco gestibili. Ci chiediamo infatti il motivo per cui un giovane ubriaco dovrebbe essere più problematico di un adulto alcolizzato!

La misura ci pare esagerata e avanziamo dubbi sulla sua efficacia. Si tratta dell'ennesima operazione contro i giovani atta a punire con severità quelle bravate, le quali del resto costituiscono delle esperienze di crescita, tipiche di una certa fascia d'età. Una misura che opera solo e soltanto sul lato repressivo, senza andare alla fonte del problema, costruendo un muro nel dialogo con gli adolescenti, che già oggi manca a causa anche del moralismo di certi magistrati che pensano di rendere perfetta la società (senza alcool, senza droghe e magari anche senza sesso sotto i 16 anni) solo con la privazione della libertà.

I giovani che dovessero incorrere in tale misura, una volta smaltita la sbornia, al momento di tornare in libertà, saranno inoltre tenuti a versare un'ammenda, la quale andrà a coprire le spese per l'intervento della polizia (alla faccia del servizio pubblico di prevenzione!) che varierà fino ai 950 franchi. Il "figlio di papà" potrà sgarrare liberamente, il figlio dell'operaio sarà chiamato invece a una vita morigerata. Non vediamo in ciò alcun dato educativo! Non ci stupiremmo se si subappaltasse a ditte private la sicurezza e la gestione delle cure di tali centri di pena e ciò sarebbe alquanto deleterio.

L'idea leghista di esportare anche in Ticino questa nuova forma di prigionia ci trova quindi in disaccordo: pensare che si possa limitare il fenomeno dell'abuso di alcolici con "celle anti-sbornia" è illusorio e pure controproducente in quanto non risolve alcun problema.

 
Un atto civile contro razzismo, intolleranza e xenofobia PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione   
Lunedì 25 Gennaio 2010 08:27

La Gioventù comunista (movimento giovanile del Partito Comunista) si dichiara soddisfatta dell'esito della manifestazione contro il razzismo, la xenofobia e per una Svizzera internazionalista, organizzata sabato 23 gennaio a Bellinzona. Nonostante il freddo e il fatto che gran parte della socialdemocrazia non abbia voluto aderire possiamo ritenere che l'affluenza sia stata positiva: erano infatti presenti più di 200 persone, perlopiù giovani e giovanissimi, la qual cosa lascia ben sperare.

Delude però la mancata presenza di una parte del centro-sinistra, proprio nel momento in cui il Partito Socialista promuove conferenze pubbliche nelle quali viene millantata la volontà di allontanarsi da una burocratizzazione che l'ha contraddistinto negli ultimi venti anni, generando un parlamentarismo piegato su se stesso e inerme verso qualsivoglia segnale dal basso, in favore dei reali problemi delle classi meno agiate.

Questa lotta di piazza é stata la dimostrazione dell'esistenza di un'altra Svizzera, aperta e solidale verso tutti gli stranieri e consapevole che questa crisi non va superata creando una guerra fra poveri. Ci auguriamo che il corteo di oggi possa porre le basi per il consolidamento del movimento antirazzista e avere quindi una continuità.
 

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L'educazione non é in vendita! PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione   
Martedì 24 Novembre 2009 19:44

La Gioventù Comunista (movimento giovanile del Partito Comunista ticinese, e a livello nazionale del Partito Svizzero del Lavoro) appoggia ed è parte integrante dello sciopero degli studenti universitari che dalla scorsa settimana hanno occupato alcuni fra gli atenei svizzeri. Gli studenti comunisti sono infatti anch'essi in prima linea nel movimento a Berna, Zurigo e forse presto pure a Losanna.

Oltre che a schierarsi a favore di tali lotte la Gioventù Comunista ribadisce che il sistema universitario elvetico non può più andare avanti: tagliare gli investimenti pubblici all'educazione significa non solo aprire agli sponsor privati che minano l'indipendenza della ricerca, ma pure alzare le tasse d’iscrizione. Ciò non fa altro che portare svantaggi a coloro che non fanno parte di famiglie ricche: quasi l'80% degli studenti universitari è costretto a lavorare per garantirsi gli studi e questo impedisce la regolare frequenza dei corsi. Il rischio è che presto l'università ritorni ad essere una realtà d'élite in cui vige una forte selezione sociale. La Riforma di Bologna va poi ad aggravare questi problemi.

In tutta Europa si tengono occupate le principali aule delle varie università. Bisogna opporsi alle riforme neoliberali, le quali stanno smantellando il diritto di studio e trasformando le università in semplici succursali delle multinazionali. I giovani comunisti si augurano che gli studenti in lotta continuino a tener duro fino al soddisfacimento delle rivendicazioni espresse dalle assemblee. Per avere un buon fine le trattative in corso coi rettori di Berna e Zurigo necessitano però di un continuo rapporto di forza e di un ampio consenso.

 
Per una manifestazione antirazzista PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione   
Sabato 02 Gennaio 2010 16:58

La Gc vuole, attraverso questo appello, manifestare il proprio rammarico e la propria rabbia in seguito alla votazione anti-minareti. Occorre decisamente riflettere sulla possibilità di una mobilitazione cantonale che ribadisca i valori dell'antirazzismo.   
      
Ci appare necessario rendere presente all’opinione pubblica il nostro sdegno di cittadini democratici e rispettosi - in nome della multiculturalità e del pluralismo - di tutte le minoranze, per i risultati della scorsa votazione del 29 novembre riguardante il divieto d’edificazione dei minareti. Il popolo svizzero ha infatti espresso chiaramente e senza alcuna riserva un consenso verso un’iniziativa fortemente lesiva nei confronti di uno statuto democratico del quale il nostro paese si è sempre vantato in tutto il mondo. Un divieto, questo, che non ha alcuna pertinenza con i reali problemi che pervadono la nostra quotidianità. Esso è invece un mero pretesto, v’è da dire ben architettato, per creare un ulteriore clima d’instabilità a livello di convivenza tra le diverse culture ed etnie all’interno del nostro paese. Si è voluto perciò creare un precisa norma ad hoc che vietasse la costruzione di un determinato simbolo, il quale secondo i favorevoli all’iniziativa, per sineddoche, rappresentava un’intera religione. Il tutto all’interno di una cornice economica e sociale sostanzialmente caratterizzata dall’attuale crisi, la quale non ha risparmiato nemmeno le lande elvetiche. Ne sortisce una Svizzera fortemente ridimensionata nei suoi valori fondamentali poiché questa norma va in palese contrasto con il rispetto e la tutela dei diritti umani e principalmente con i principi vigenti in uno stato di diritto. Un popolo che ha chiaramente dimostrato quanto, soprattutto ultimamente, sia incline a non sopportare alcuna forma di minoranza e di diversità ed imputi a queste tutte le colpe per la situazione negativa in cui si è venuto a trovare l’odierno contesto nazionale e internazionale.

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Si al divieto di esportare armi PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione   
Lunedì 23 Novembre 2009 09:36

La Svizzera è un paese neutrale e patria della Croce Rossa. Sembrerebbe essere il luogo in cui ogni cosa viene fatta per il bene della collettività e dove l’azione politica trova le sue fondamenta nei principi dell’etica o, almeno, cosi si dice... L’esportazione di materiale bellico è per il bene di chi? Per il bene dei governi esteri che usano le nostre armi contro il proprio popolo? Forse per tutti quei paesi che vedono le nostre granate uccidere decine di civili innocenti ogni anno e con questo pure le loro legittime speranze di sviluppo e di felicità? Sarebbe auspicabile chiedersi se l’esportazione delle armi non sia che una mera operazione funzionale ai profitti di pochi industriali che fanno passare i loro interessi per quelli dell'intera economia nazionale e di tutti quegli individui che investono il proprio capitale nella produzione di materiale bellico.

Le aziende produttrici di armi, nel caso in cui la richiesta del Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE) dovesse venire accettata, minacciano (e generano false paure) servendosi del meschino espediente dei licenziamenti. Questo è l'ennesimo ricatto che viene perpetrato nei confronti della popolazione! Nel caso dovesse prevalere il SI esistono infatti dei piani di gestione e di riconversione (in produzioni di beni e servizi civili) per le aziende che operano in questo campo. Una riconversione porterà ad investire in un’economia più stabile e sicura, come per esempio nel settore delle energie rinnovabili. Sebbene la lobby delle armi chieda di votare no per il bene dei propri dipendenti, questo comportamento è un insulto al buon senso ed all’intelligenza delle persone: ora ci tocca credere che alla destra economica ed ai grandi imprenditori stia a cuore la sorte di chi perde (?) la propria occupazione? Il comportamento del padronato e della destra è senz’altro da condannare, come è pure da condannare il tentativo di infiltrazione e di spionaggio nei confronti del GSsE da parte della Farner RP (un’agenzia di comunicazione e relazioni pubbliche) su mandato delle potenti lobby delle armi.

Il nostro paese si è macchiato e si sta macchiando le mani con il sangue altrui, non possiamo più continuare in questo modo, per questo motivo ci appelliamo alla saggezza del nostro popolo ed invitiamo a votare SI il prossimo 29 novembre all’iniziativa per il divieto di esportare materiale bellico. Il nostro paese ha cose migliori da esportare, piuttosto che armi.

 
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