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Per una manifestazione antirazzista |
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Scritto da redazione
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Sabato 02 Gennaio 2010 16:58 |
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La Gc vuole, attraverso questo appello, manifestare il proprio rammarico e la propria rabbia in seguito alla votazione anti-minareti. Occorre decisamente riflettere sulla possibilità di una mobilitazione cantonale che ribadisca i valori dell'antirazzismo. Ci appare necessario rendere presente all’opinione pubblica il nostro sdegno di cittadini democratici e rispettosi - in nome della multiculturalità e del pluralismo - di tutte le minoranze, per i risultati della scorsa votazione del 29 novembre riguardante il divieto d’edificazione dei minareti. Il popolo svizzero ha infatti espresso chiaramente e senza alcuna riserva un consenso verso un’iniziativa fortemente lesiva nei confronti di uno statuto democratico del quale il nostro paese si è sempre vantato in tutto il mondo. Un divieto, questo, che non ha alcuna pertinenza con i reali problemi che pervadono la nostra quotidianità. Esso è invece un mero pretesto, v’è da dire ben architettato, per creare un ulteriore clima d’instabilità a livello di convivenza tra le diverse culture ed etnie all’interno del nostro paese. Si è voluto perciò creare un precisa norma ad hoc che vietasse la costruzione di un determinato simbolo, il quale secondo i favorevoli all’iniziativa, per sineddoche, rappresentava un’intera religione. Il tutto all’interno di una cornice economica e sociale sostanzialmente caratterizzata dall’attuale crisi, la quale non ha risparmiato nemmeno le lande elvetiche. Ne sortisce una Svizzera fortemente ridimensionata nei suoi valori fondamentali poiché questa norma va in palese contrasto con il rispetto e la tutela dei diritti umani e principalmente con i principi vigenti in uno stato di diritto. Un popolo che ha chiaramente dimostrato quanto, soprattutto ultimamente, sia incline a non sopportare alcuna forma di minoranza e di diversità ed imputi a queste tutte le colpe per la situazione negativa in cui si è venuto a trovare l’odierno contesto nazionale e internazionale. |
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Si al divieto di esportare armi |
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Scritto da redazione
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Lunedì 23 Novembre 2009 09:36 |
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La Svizzera è un paese neutrale e patria della Croce Rossa. Sembrerebbe essere il luogo in cui ogni cosa viene fatta per il bene della collettività e dove l’azione politica trova le sue fondamenta nei principi dell’etica o, almeno, cosi si dice... L’esportazione di materiale bellico è per il bene di chi? Per il bene dei governi esteri che usano le nostre armi contro il proprio popolo? Forse per tutti quei paesi che vedono le nostre granate uccidere decine di civili innocenti ogni anno e con questo pure le loro legittime speranze di sviluppo e di felicità? Sarebbe auspicabile chiedersi se l’esportazione delle armi non sia che una mera operazione funzionale ai profitti di pochi industriali che fanno passare i loro interessi per quelli dell'intera economia nazionale e di tutti quegli individui che investono il proprio capitale nella produzione di materiale bellico.
Le aziende produttrici di armi, nel caso in cui la richiesta del Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE) dovesse venire accettata, minacciano (e generano false paure) servendosi del meschino espediente dei licenziamenti. Questo è l'ennesimo ricatto che viene perpetrato nei confronti della popolazione! Nel caso dovesse prevalere il SI esistono infatti dei piani di gestione e di riconversione (in produzioni di beni e servizi civili) per le aziende che operano in questo campo. Una riconversione porterà ad investire in un’economia più stabile e sicura, come per esempio nel settore delle energie rinnovabili. Sebbene la lobby delle armi chieda di votare no per il bene dei propri dipendenti, questo comportamento è un insulto al buon senso ed all’intelligenza delle persone: ora ci tocca credere che alla destra economica ed ai grandi imprenditori stia a cuore la sorte di chi perde (?) la propria occupazione? Il comportamento del padronato e della destra è senz’altro da condannare, come è pure da condannare il tentativo di infiltrazione e di spionaggio nei confronti del GSsE da parte della Farner RP (un’agenzia di comunicazione e relazioni pubbliche) su mandato delle potenti lobby delle armi.
Il nostro paese si è macchiato e si sta macchiando le mani con il sangue altrui, non possiamo più continuare in questo modo, per questo motivo ci appelliamo alla saggezza del nostro popolo ed invitiamo a votare SI il prossimo 29 novembre all’iniziativa per il divieto di esportare materiale bellico. Il nostro paese ha cose migliori da esportare, piuttosto che armi. |
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L'educazione non é in vendita! |
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Scritto da redazione
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Martedì 24 Novembre 2009 19:44 |
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La Gioventù Comunista (movimento giovanile del Partito Comunista ticinese, e a livello nazionale del Partito Svizzero del Lavoro) appoggia ed è parte integrante dello sciopero degli studenti universitari che dalla scorsa settimana hanno occupato alcuni fra gli atenei svizzeri. Gli studenti comunisti sono infatti anch'essi in prima linea nel movimento a Berna, Zurigo e forse presto pure a Losanna.
Oltre che a schierarsi a favore di tali lotte la Gioventù Comunista ribadisce che il sistema universitario elvetico non può più andare avanti: tagliare gli investimenti pubblici all'educazione significa non solo aprire agli sponsor privati che minano l'indipendenza della ricerca, ma pure alzare le tasse d’iscrizione. Ciò non fa altro che portare svantaggi a coloro che non fanno parte di famiglie ricche: quasi l'80% degli studenti universitari è costretto a lavorare per garantirsi gli studi e questo impedisce la regolare frequenza dei corsi. Il rischio è che presto l'università ritorni ad essere una realtà d'élite in cui vige una forte selezione sociale. La Riforma di Bologna va poi ad aggravare questi problemi.
In tutta Europa si tengono occupate le principali aule delle varie università. Bisogna opporsi alle riforme neoliberali, le quali stanno smantellando il diritto di studio e trasformando le università in semplici succursali delle multinazionali. I giovani comunisti si augurano che gli studenti in lotta continuino a tener duro fino al soddisfacimento delle rivendicazioni espresse dalle assemblee. Per avere un buon fine le trattative in corso coi rettori di Berna e Zurigo necessitano però di un continuo rapporto di forza e di un ampio consenso. |
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Ci vuole maggiore attenzione verso i giovani! |
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Scritto da redazione
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Venerdì 13 Novembre 2009 07:42 |
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Gli studenti di Losanna che abitano a oltre 2,5 chilometri dalla loro sede scolastica godono da tempo del diritto di avere un abbonamento ai mezzi di trasporto pubblico gratuito. Ieri il consiglio comunale del capoluogo vodese ha deciso di estendere questo diritto anche ai giovani che vivono a 1 chilometro di distanza dalla scuola. Tutto questo mentre in Ticino la petizione del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) firmata da oltre 1600 persone è stata affossata con dieci voti di differenza da un parlamento poco lungimirante e al servizio dei ricchi. I nostri politici hanno ritenuto la misura troppo onerosa e non si sono nemmeno degnati di ragionare su un’ipotesi di controproposta. Mentre la crisi colpisce i lavoratori, gli apprendisti e le famiglie degli studenti, il Gran Consiglio ticinese rifiuta ogni tipo di aiuto, mentre non ha problemi a concedere sgravi fiscali alle aziende che continuano a fare utili e che quindi non subiscono la crisi. L’unica misura a favore dei giovani che i Granconsiglieri ticinesi sono riusciti a concepire è la gratuità della patente di pesca, in pratica una solenne presa per i fondelli di quella stessa gioventù a cui si è rifiutato il diritto di voto anticipato a 16 anni e per la quale tutti a parole vorrebbero fare qualcosa.
L’unica soluzione che resta ai giovani è organizzarsi nelle sezioni giovanili dei partiti di opposizione, come il Partito Comunista, e nel sindacato studentesco per costruire forme di lotta autorganizzate e decise contro questo Stato che è incapace di offrire un futuro alle nuove generazioni! |
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