La Gioventù Comunista, movimento giovanile del Partito Comunista, prende atto con rabbia della scelta del Consiglio degli Stati di accettare la controriforma volta a rendere meno attrattivo il Servizio Civile (SC). Questa controriforma in salsa militarista prevede di aumentare a 150 il numero minimo di giorni di SC, di introdurre un periodo di attesa di un anno per chi passa al SC dopo aver terminato la scuola reclute, oltre che un’intensificazione del ritmo dei periodi di lavoro. Vi sono poi una serie di altri provvedimenti minori volti a disincentivare chiunque voglia passare al SC una volta iniziato il servizio militare.

Eppure, l’obiezione di coscienza è un diritto che ogni cittadino svizzero può far valere in qualsiasi momento, anche perché ogni recluta può sviluppare un conflitto di coscienza proprio stando a diretto contatto con l’ambiente della caserma! Se, inoltre, sempre più giovani decidono di passare al SC, rendendosi conto della sua maggiore utilità rispetto al servizio militare, forse occorrerebbe interrogarsi su cosa non funziona in quest’ultimo, piuttosto che rendere più difficile l’accesso all’alternativa. In tal senso se anche il Consiglio Nazionale dovesse seguire il Consiglio degli Stati i giovani comunisti aderiranno al referendum già preannunciato dalla Federazione Svizzera del Servizio Civile (CIVIVA) e dal Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).

La Gioventù Comunista ci tiene a ricordare peraltro che l’esercito svizzero continua a dimostrare la sua incapacità di porsi come istituzione seria: basti pensare ai continui abusi sulle reclute. Queste, è importante ricordarlo, possono sempre fare affidamento allo sportello “SOS Reclute” offerto dal SISA e a cui anche nostri militanti danno il proprio contributo volontario. Da ultimo, mentre tutti – persino sul fronte borghese – si riempiono la bocca circa l’importanza della difesa dell’ambiente, noi crediamo che una riduzione degli effettivi dell’esercito sarebbe positivo: è risaputo infatti che forze armate sovradimensionate, con le loro esercitazioni che comportano proiettili inesplosi, incendi, ecc., rappresentano uno dei grandi fattori inquinanti! Ci auguriamo quindi che i tanti giovani che hanno scioperato per il clima, chiedano ora l’ammissione al servizio civile.


Inasprimento dell’accesso al servizio civile: il SISA si prepara a sostenere il referendum!

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