Il compagno Pedro Guerreiro, responsabile delle relazioni internazionali del Comitato Centrale e membro di Segreteria del Partito Comunista Portoghese (PCP) ha recentemente ricevuto a Lisbona nella sede centrale del PCP il compagno Stefano Araujo, membro del nostro Comitato Centrale.

Regolarmente cerchiamo di avere contatti diretti con i comunisti portoghesi, uno dei partiti più interessanti in Europa, capaci di incidere nella vita politica del loro Paese così come nelle istituzioni dell’Unione Europea.

Dopo aver esposto le nostra valutazioni sulle recenti elezioni cantonali in Ticino e aver spiegato la tattica elettorale prevista per le prossime elezioni per il rinnovo dei potere federali dove i comunisti si presenteranno all’interno della lista “Verdi e Sinistra alternativa” sottocongiunta però con una lista che è espressione locale del Partito Svizzero del Lavoro, abbiamo ascoltato con interesse l’evoluzione della situazione in Portogallo.

La scelta del PCP di sostenere esternamente il governo retto dalla socialdemocrazia sta suscitando il fastidio del grande capitale portoghese che non gradisce evidentemente la capacità dei comunisti portoghesi di condizionare il governo del Paese.

In tal senso si sta creando un ambiente ostile al PCP che sta sfruttando una retorica di tipo neo-qualunquista e “anti-casta” in cui si fomenta la sfiducia verso le istituzioni democratiche e verso i partiti di massa (fra cui anche i comunisti) e si danneggia di conseguenza il senso dello Stato. E’ una situazione simile a quanto il nostro Partito aveva segnalato come tendenza gravissima, sostenuta purtroppo anche dall’apparato massmediatico, e operata in Ticino dall’estrema sinistra trotzkista.

Si riscontra infine, in Portogallo ma non solo, un’altra tendenza da parte della borghesia, quella cioè di favorire l’emergere di movimenti di finta opposizione con un carattere genericamente progressista, benché del tutto compatibili al sistema, con il solo obiettivo, in realtà, di ostacolare lo sviluppo di una forza comunista organizzata e disciplinata. Il movimentismo insomma come strumento della destra per castrare la sinistra soprattutto – aggiungiamo noi – a livello giovanile.

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