Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, attuale presidente della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri, di fronte al grave atto di nonnismo in una scuola reclute di Emmen ai danni di coscritti ticinesi ha affermato che tali “sono comunque situazioni marginali”. Bontà sua, ha però ammesso che almeno non vanno banalizzate: e ci mancherebbe altro!

Queste situazioni giudicate marginali stanno però diventando la norma. Non passa periodo di servizio in cui fatti simili non emergano, spesso purtroppo in ritardo a causa dell’omertà che si respira nelle caserme e dei fallimenti nella politica di selezione dei quadri. Nel corso del mese di gennaio scorso alla piazza d’armi di Coira un’altra recluta ticinese è rimasta coinvolta in atti di nonnismo (denunciati però da un altro soldato perché altrimenti sarebbero rimasti nascosti) e in passato sono accaduti altri eventi ben più gravi che potevano arrecare danni anche permanenti ai militi.

Anche a Coira partì poi subito una petizione a favore del sergente coinvolto e, tranne poche coraggiose reclute, le altre firmarono senza fiatare. Non stupisce quindi che ora escano anche nel caso di Emmen voci che arrivano a parlare, in pratica, di complotti contro l’esercito e che insultano la buona fede del padre della vittima e degli stessi giornalisti. Come prevedibile entrano qui in gioco altri valori malsani che si respirano in caserma quali l’omologazione e l’ubbidienza per facilitare le ultime settimane di addestramento in una scuola reclute finita ormai sotto i riflettori anche dello stesso comandante in capo che forse capirà così che cosa succede realmente fra le sue truppe!

Del caso si occuperà la giustizia militare. Nella giustizia militare controllore e controllato appartengono però tutti alla medesima gerarchia militare. Come si può quindi garantire l’indipendenza del giudizio? Al di là delle dichiarazioni di solidarietà delle società ufficiali, che sono il minimo, sarebbe bello sapere se il Consiglio di Stato abbia una vaga idea di come intervenire a tutela dei diritti dei coscritti ticinesi vittima di questi abusi, oppure se come sempre nel nome del bene supremo dell’immagine dell’armata si passerà all’acqua bassa anche questa volta: si punirà il singolo sergente, si dirà che sono casi isolati e poi, tanto, a breve la scuola reclute terminerà e tutto si dimenticherà…

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