Zeno Casella: “Facciamo chiarezza sulla sovranità alimentare!”

Articolo di Zeno Casella, consigliere comunale di Capriasca per il Partito Comunista, pubblicato sul "Corriere del Ticino" del 15 settembre 2018

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Il dibattito sull’iniziativa popolare “Per la sovranità alimentare” si sta giocando, come sembra essere sempre più la prassi comune, sulle paure della popolazione, intimidita dagli slogan roboanti degli oppositori. Tuttavia, buona parte delle argomentazioni addotte da chi vuole affossare l’iniziativa sono non solo senza alcun fondamento, ma anzi addirittura palesemente in sintonia con i principi promossi dal testo costituzionale sul quale voteremo il prossimo 23 settembre! Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza riguardo alla “sovranità alimentare” affrontando uno per uno i principali argomenti dei contrari alla sua applicazione.

1) E’ falso che i prezzi degli alimenti aumenteranno vertiginosamente

L’aumento dei prezzi degli alimenti svizzeri è già realtà senza sovranità alimentare: dal 2000 ad oggi, i prezzi dei prodotti agricoli sono diminuiti del 12%, mentre sono però aumentati del 5% per i consumatori finali. Il rincaro degli alimenti non è perciò responsabilità dei contadini (che anzi hanno fatto molti sacrifici per ridurre i propri costi di produzione), ma delle grandi catene di distribuzione che si accaparrano una parte considerevole del prezzo di vendita: l’iniziativa “Per la sovranità alimentare” vuole interrompere questo meccanismo attraverso il rafforzamento degli scambi diretti tra produttore e consumatore, permettendo così a entrambi di beneficiare di prezzi equi e sostenibili tanto per le famiglie quanto per l’agricoltura nostrana.

2) E’ falso che sarebbe lo Stato a decidere cosa possono mangiare i cittadini

L’iniziativa chiede che la Confederazione regoli qualità e quantità delle importazioni alimentari del nostro Paese, limitando così l’acquisto sui mercati internazionali di prodotti che non siano conformi alle norme sociali e ambientali svizzere. In questo modo, si vuole da un lato migliorare la qualità dell’alimentazione dei cittadini e dall’altro permettere all’agricoltura elvetica di continuare a produrre e vendere prodotti che siano socialmente e ecologicamente sostenibili. In concreto quindi per il consumatore potrebbe costare di più l’acquisto di una bistecca americana trattata con ormoni della crescita e lavorata da braccianti messicani sottopagati; egli potrebbe però acquistare ad un prezzo più conveniente della carne svizzera prodotta sul nostro territorio nel pieno rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori.

3) E’ falso che l’economia verrebbe danneggiata dalle limitazioni al commercio internazionale

L’introduzione di nuovi dazi sulle importazioni alimentari sarebbe in contrasto secondo alcuni con le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio: in realtà stiamo vedendo proprio in questi mesi come tali norme siano sempre più soggette ad interpretazioni particolari, anche da parte di paladini del libero scambio come gli Stati Uniti o l’Unione Europea. Iscrivendo la sovranità alimentare nella Costituzione, la Svizzera potrebbe ridurre la propria dipendenza dai mercati internazionali e quindi da fenomeni come la speculazione finanziaria sui prodotti agricoli o le guerre commerciali condotte dagli altri Paesi. In questo modo si valorizzerebbe invece l’agricoltura locale, tanto al Sud quando al Nord del mondo, con ricadute positive sia sull’economia reale che sull’impatto ambientale della produzione agricola.

4) E’ falso che la libertà imprenditoriale dei contadini verrebbe limitata

Al contrario! Attraverso il rafforzamento dell’agricoltura di prossimità, i posti di lavoro nei settori della produzione, della trasformazione e della vendita di alimenti potrebbero aumentare significativamente, rafforzando il tessuto economico agricolo. Tutto ciò andrebbe naturalmente a vantaggio dei contadini, che grazie allo scambio diretto con i consumatori e a dei prezzi più equi potrebbero inoltre adattare la propria produzione ai bisogni della popolazione, senza dover più dipendere dai margini di profitto delle grandi catene di distribuzione.

Votiamo quindi con convinzione SÌ all’iniziativa “Per la sovranità alimentare”!

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